La qualità prima di tutto

Non capisco perchè in questo pezzo Aldo Grasso, cercando di dare del tifoso più che del telecronista a Caressa, faccia passare la veracità di Fabio come una terribile condanna screditante nei suoi confronti e del tutto team di speaker calcistici di Sky.

Tifoso imparziale Caressa, uomo che si esalta perchè come ha gridato lui stesso “ amo questo sport” e secondo me è uno che con capacità dialettiche colorite e incitanti ha dato vita nel corso degli anni a un trend di escalation di emozioni durante la telecronaca di una partita che prima difficilmente si trovava.

Ti fa scalpitare, il momento, come direbbe qualcun altro, diventa catartico.

Grasso una cosa giusta la dice e probabilmente contraddice tutto l’articolo scritto, avete mai ascoltato una telecronaca RAI? Per carità, tutti professionisti di alto spessore, ma a mio modo di vedere poco esaltanti, mai coinvolgenti, tanto annoianti.

Punti di vista.

C’è da dire che il Calcio in Italia è tutto per tantissime persone e le fortune di Sky non derivano ovviamente solo dagli abbonamenti dedicati al cinema. Questo perchè negli anni passati, pur operando in regime di monopolio, Sky ha sempre garantito uno spettacolo calcistico che altre holding editoriali non sarebbero mai riuscite a sostenere in termini di costi e qualità e probabilmente non riescono nemmeno oggi. Una piccola parte è data da Caressa e il suo team, è inconfutabile, perchè la partita te la fanno vivere, come se fossi lì in tribuna.

Non conosco Mediaset Premium, ma Piccinini, tanto per dirne uno, è molto simile allo stile Caressa.

Mi spiace ma i guitti da avanspettacolo sono da cercare altrove, e Grasso che si occupa quotidianamente della nostra malandata italica televisione dovrebbe saperlo molto bene.

Socialmente Sociali

Tutto parte dalla lettura di questo post. Scoble, per sua natura, ad ogni novità che si fa strada sul web è sempre entusiasta. E’ stato così per FriendFeed, Google Reader e ora è innamorato della List feature di Twitter. Poco male. E’ stato solo uno spunto per poter ragionare meglio su quale, tra i tanti Social Network, ha ad oggi le caratteristiche per potersi considerare quello che sta un passo avanti agli altri, quello attraverso il quale la creazione di valore attraverso gli oggetti che vengono postati è maggiore.Chi se ne frega? Se siete capitati qui molto probabilmente lo avete fatto cliccando su un link apparso su un Social Network, questo perchè mi avete fra i contatti e reputate che le informazioni prodotte su questo indirizzo web soddisfano in qualche modo la vostra lettura.Funziona così. Quello che mi sono chiesto è chi assolve al meglio il compito di informare, disquisire con una qualità medio alta, eliminando il rumore in eccesso?

Twitter è per sua natura dispersivo, già quando si seguono quasi 500 persone è difficile tenere traccia del flusso. Strumenti come TweetDeck e Seesmic Desktop ci vengono incontro, ma solo con l’arrivo delle Lists settimana scorsa si riesce a dare una frenata a Twitter e accedere in modo più efficace a quanto gli altri scrivono, scremando il rumore dal messaggio efficace per noi. A differenza di quanto sostiene Scoble, Twitter soffre del medesimo problema di chat e forum, perchè chi decidiamo di seguire non produrrà valore nel 100% dei suoi tweet, ma amerà cazzeggiare (se è una persona normale) come tutti. E questo avviene sia in Twitter, che in Facebook, che in FriendFeed senza distinzioni. Questo confuta quanto mi ribatte Scoble qui.

Qualità vs Rumore: una questione di filtri

Negli anni siamo passati attraverso sempre gli stessi personaggi e ambientazioni: troll, flame, spam e chi più ne ha più ne metta. Siamo partiti dalle chat, dove nessuno aveva il controllo, ai forum dove sono comparsi i primi moderatori per garantire la qualità della discussione, ai blog dove siamo noi a decidere i commenti che possono andare online, fino ai Social Network dove attraverso una serie di filtri siamo in grado di visualizzare solo quello che più ci aggrada e stimola.Un passaggio graduale, quasi darwiniano, dove chi stimola maggiormente la discussione con argomenti e spunti di qualità sopravvive.Unfollow, Lock, Block, Hide…sono solo alcuni, ma che stiamo imparando a conoscere molto bene, i filtri sono potenti strumenti nelle mani e soprattutto nei click di chi li sa utilizzare, operando come un sapiente certosino della comunicazione online ognuno è abile e arruolato per creare il proprio orticello informativo essendo in grado di chiudere a chiave quello che disturba.

And the winner is…?

Per come mi immagino io un Social Network, voglio che rispetti al massimo quello che è insito nella sua natura. L’essere sociale deve essere una prerogativa. FriendFeed possiede ad oggi le giuste caratteristiche per essere sia il connettore che il trainante della socialità in rete. Focalizza in unico punto le attività dell’utente, considerato come particella di valore, indipendentemente dalla provenienza del suo contenuto e consente agli altri non solo di vederlo, ma anche di commentarlo, arricchirlo e condividerlo a sua volta.E’ scremato dalle sciocchezze e giocosità che Facebook porta con sé attraverso le applicazioni, replica alla potenza i messaggi di Twitter e permette di uccidere il rumore istantaneamente.Fino alla prossima feature, fino al prossimo social coso.

Verso casa, non mi vogliono far tornare

Sono in attesa dei vari upload tra video e foto reduci dal VeneziaCamp 2009 e ripenso a quanto accaduto al ritorno oggi pomeriggio. Freccia Rossa di Trenitalia semplicemente perfetto. Puntualissimo arrivo 20.25 in Centrale.Abito in provincia di Milano, per fortuna un paese servito dalla metropolitana linea 2 facente parte del ramo Vimodrone — Gessate. Da quando sono nato sono stato testimone dell’incomprensibile scelta di ATM di creare un treno non solo per la direzione Cologno e Gessate, ma anche uno che terminasse la sua corsa anche a Cascina Gobba.Ditemi voi l’utilità, visto che gli altri due si fermano comunque lì e sicuramente c’è più gente residente in 11 comuni rispetto un quartiere di Milano.Ma torniamo a questa sera. Era da tanto che non prendevo la metropolitanta, l’utilizzo intensivo degli anni universitari era sempre stato accompagnato da un abbonamento e mai dall’acquisto di un biglietto.

Scendo le scale mobili e mi accingo ad acquistarne uno dalle macchine automatiche. E’ domenica sera e c’è molta coda intorno ad esse, non perchè ci sia più gente del solito, ma perchè metà di queste sono fuori servizio.Arriva il mio turno. Abitando come dicevo in provincia, seleziono un biglietto interurbano zona 1, non capendo bene che differenza ci sia con le altre. Non ci penso tanto, ritiro il biglietto e lascio posto a chi dietro di me stava per eseguire la mia medesima operazione. Cerco di entrare, ma il tornello mi rifiuta il biglietto dicendo che non va bene.Mi rimetto in coda alla macchinetta, acquisto un biglietto interurbano zona 1/2, mi sposto nuovamente al tornello. Niente da fare non si entra. Nel frattempo erano già le 21.00. Chiedo al controllore al gabbiotto, mi dice che ho sbagliato a selezionare, tra le decine e decine di selezioni avrei dovuto scegliere zona 1/2/3, ma testuali parole “Quelle cavolo di macchinette non ci capisce niente nessuno”.E ci credo, perchè per comprare un normale biglietto per Milano centro esiste una voce sola, per andare fuori ne ho contate almeno 10.Ma arriviamo al peggio. 21.01Scendo alla banchina, sperando che il treno direzione Gessate arrivi in pochi minuti. Ma i primi 4 treni portano tutti a Cascina Gobba a distanza di 7 minuti l’uno dall’altro. Mi avvicino alla tabella degli orari e scopro di aver mancato il mio treno per 8 minuti. Prossimo treno per Gessate della domenica sera: 28 minuti dopo.Ora, io capisco che la domenica sera non è minimamente paragonabile alla folla del lunedì mattina, che sarebbe probabilmente uno spreco di risorse, ma trovo inaccettabile che non venga garantita una corsa con maggiore frequenza, dato anche il piccolo problema di fine corsa accennato all’inizio.Ho pensato subito a Venezia, che sì il biglietto costa 6.50€, ma non sono passati più di 6 minuti dal passaggio tra un vaporetto e un altro. E poi io mi lamento dell’accessibilità alla Rete. Morale ho chiesto ai miei genitori uno strappo da Cascina Gobba arrivando finalmente a casa alle 22.00. Inconcepibile se penso che disto 40 min di metro dalla Centrale.La metropolitana di Milano ha tanto da rivedere nel prossimo futuro, purtroppo per noi non c’è alternativa, ma sarà sempre più indispensabile causa traffico e mi auguro possa sapersi reinventare per stare al passo coi tempi.

VeneziaCamp 2009: Day two

Finisce anche la seconda giornata iniziata con i peggiori presagi di temporale e proseguita con un sole splendido e un meraviglioso tramonto.Mentre mi avvicino all’Arsenale incontro Elena e aprendo il Corriere Veneto scopro che Vincio è diventato per caso il nuovo Guru di Facebook…Sono riuscito a fare un paio di live blogging questa mattina durante il BarCamp, per poi buttarmi nel girare video a più non posso a comiciare da MCC e il suo Web: Il Nuovo Mondo o cambi o muori! per poi passare a Gaspar vs Massarotto e infine Catepol e i suoi Superpoteri 2.0.Ho provato la nuova Kodak Zi8 di Cimny, ma putroppo ho subito le perfide restriction di YouTube nel ridurre gli upload a soli 10 minuti. Ripiegato immediatamente su Vimeo che però con l’account free consente massimo 500mb, mentre la mezz’ora di Marco in 1080p hanno portato via ben 1.60 gb. Blip.tv mi è venuta in aiuto, sfiga ha voluto che mi si è piantato l’upload almeno due volte.In albergo poi, il massimo di dati consentiti è 200 mega. Niente da fare per i contenuti video tutto rimandato a domani.La giornata è volata, ho approfittato della bontà del buon ialla che mi ha fatto un mini servizio fotografico espressamente richiesto dal sottoscritto dal quale verrà estratta LA foto ufficiale del Contz online. Massarotto è stato scelto per essere candidato sindaco di Venezia e c’è già la lotta ad accaparrarsi il posto di assessore. Poken distribuiti a valanga da Gigi durante il BarCamp ed è stato, a dimostrazione della totale italianità dei blogger, il momento di maggior affollamento :-)Oggi è stato un successo, Gigi mi ha raccontato di circa 800 accessi soltanto nella giornata odierna, un lavoro eccezioanale. Illuminante la sua frase “Per essere Social ci vuole passione, non convenienza”. Tutto ovviamente contornato di porchetta!Domani ultimo giorno, con la sessione pomeridiana che ospiterà nientemeno che David Weinberger, ma il networking delle ultime 48 ore è stato socialmente rigenerante, e ora cercherò di perdermi incontri simili il meno possibile.

Il Web 2.0 non esiste, esistono le persone 2.0

Gianluigi Zarantonello — Web Specialist COIN — Il Web 2.0 non esiste, esistono le persone 2.0Sono gli utenti a creare il valore, non il Web. Non si può far finta che il Web 2.0 non esista perchè i mercati sono conversazioni e fatti di esseri umani.Il vero reale valore nel terzo millennio sono il numero e la qualità delle relazioni che si vengono a stabile e questo può valere tanto per gli individui quanto per le aziende. Ma ci si dimentica che la tecnologia diventa inutile nel momento in cui le persone non aggiungono valore ad essa.Per questo non esiste il Web 2.0, ma le persone che sono 2.0 e creano contenuto.Tratto da L’Onda Anomala — POSTP ersone Possiamo creare la cosa più bella del mondo, ma bisogna che le persone siano avviate all’approccio Social.O biettivi. Quali sono gli obiettivi che volete raggiungere?S trategia. Quale strumento Social che dovete utilizzare?T ecnologia. Quale la migliore?Prima di tutto le personeEnterprise 2.0 è un insieme di approcci tecnologici che partono dalla logica del Web 2.0 e la applicano all’aziende, volte a creare un approccio di collaborazione e sviluppo all’interno di esse. Tanti fonti di accesso alle nostre informazioni, bisogna saper ben indirizzare i nostri clienti, questo è il problema del Social Media Marketing ( www.personalizedmedia.com e www.laurelpapworth.com)E’ cambiato il modo di interpretare la tecnologia grazie agli strumenti Social.

VeneziaCamp 2009: Day one

A parte il secco disaccordo con Luca per il suo post riguardo al lancio, visto che ho vissuto la preparazione per arrivare a quello che lui ha cestinato con un post, questa mattina di buon ora sono partito alla volta di Venezia.Arrivato intorno alle 9.00, molto freddo e quasi 1 ora per raggiungere il mitico Arsenale. Giornata di sciopero dei mezzi pubblici oggi in laguna, il che si traduce in uno stop non precisato dei tanti vaporetti.Per fortuna un pallido sole ha riscaldato la mia piacevole passeggiata interrotta da altrettanto piacevoli intermezzi.Inizia il VeneziaCamp 2009, prima giornata. Non è un luogo di soli blogger qui si respira aria di Pubblica Amministrazione 2.0. So bene dei problemi tecnici legati alla location, purtroppo l’Arsenale non garantisce al meglio la fruibilità audio, ma lo sforzo compiuto da Gigi e Andrea (detta così fa ridere lo so :-))è solo da applaudire.Questa mattina mi sono imboscato nel Facebook Developer Garage visto che la sessione sulla Net Neutrality non è stata fatta causa sciopero lagunare e molti non sono riusciti a raggiungere il Camp per le 12.00. Nel pomeriggio invece ho seguito Marco Massarotto e la sua Comunicazione per la PA intervento poi dall’interessante approfondimento di Gigi Beltrame ed Ernesto Belisario sulle evoluzioni delle professioni sul Web sfociato poi in un’impegnata riflessione sui volti della PA (digitale e analogico) e il diritto d’autore 2.0.Ho avuto finalmente modo di conoscere di persona Caterina, Gigi come ho detto, Rolando De Persio e incontrare Vincio, Cimny e Ialla con i quali abbiamo chiuso degnamente la serata nella pizzeria tipica di Venezia…Vesuvio!Brillantissima la scelta di Gigi di cenare fuori sotto il diluvio all’urlo “Per Cogo ogni buco è fotografia!” :-). Domani si fa sul serio con il BarCamp vero e proprio. Serata divertentissima che mi fa riflettere sua quanto mi piacerebbe poter partecipare con maggiore frequenza a incontrare gente come voi, alla faccia del “Camp è morto”.Ho purtroppo lasciato il cavo della videocamera a casa, cerco di scroccare da qualcuno domani. Speriamo in una giornata di sole e di krumiri!ps. Un grazie a Delymyth per il Poken, oggi è stato usato a sproposito e con tutti!!!

VeneziaCamp 2009: Identità e Cultura

Identità e Cultura. Piero TagliapietraSemiosfera. La Cultura deve avere un nucleo stabile e una periferia mobile. Nucleo parte invariante, parte esterna ibrida dove avvengono i cambiamenti ed essa non deve essere legata ad ogni costo alle materie umanistiche.La Cultura è liquida, stanno diventando importanti le relazioni perchè le ibridiamo. Aggiungiamo qualcosa di nostro al contenuto esistente, è creazione di significato. Adattare la cultura a tutti i campi della conoscenza, per questo Piero la definisce liquida.Ma è singolare allo stesso tempo, perchè ogni persona ha la sua cultura, fatta di esperienze e conoscenze. Dalla Cultura Personale si passa quindi all’identità:Esistono mille identità, mille sfaccettature. In rete non sono io? Sono un altro? Abbiamo due diverse identità? Internet aumenta la frammentazione delle identità, ma rimango sempre lo stesso. I Social Network che usiamo possono tradirci, ma è sempre il tuo profilo e la tua Cultura Personale che parla.Chi mi legge fa delle ipotesi interpretative. Tutto può significare di quello che produci perchè tu diventi la Rete, dando un’immagine di me nella rete. E lo stesso discorso vale per le aziende, perchè le aziende sono persone e così come per le persone anche le aziende sono composte da varie sfaccettature.Infine, così come sono io nel mondo reale, sono io nel mondo virtuale. Se comunico su un Social Network rispetto che un altro la mia immagine cambia e così anche per l’azienda. Non possiamo più pensare che da un lato ci sia Internet e dall’altro ci sono io, questo perchè ovunque sono sempre io.

Italiani d’America

Domani sarà il Columbus Day in America. Si celebra in modo non ufficiale dalla fine del ‘700 per diventarlo poi dall’inizio del ‘900. Ho detto America, perché non è una ricorrenza solo statunitense, ma che si diffonde anche e soprattutto nell’America Latina.La festa ricorre ogni secondo lunedì di Ottobre e domani cade proprio il 12, giorno in cui si dice Colombo mise piede per la prima volta nel Nuovo Continente.Diventata in alcuni luoghi, New York su tutti, la festa degli italiani, quest’anno non verrà celebrata in 22 stati degli Stati Uniti. Il Wall Street Journal ne enuncia le differenti motivazioni e prese di posizione. Colpa della crisi economica, altri invece preferiscono un giorno di vacanza in più vicino alle celebrazioni per il Natale piuttosto che un giorno buttato a caso in ottobre, la voce dei nativi americani che si fa sentire forte e chiara. Cosa si dovrebbe celebrare? Lo sterminio di una popolazione?Alcune città, infatti, celebreranno domani la giornata dei nativi/indigeni americani proponendo democraticamente che il Columbus Day venga rinominato “Italian Heritage day” e venga spostato in un differente giorno dell’anno. Non tanto perché ce l’abbiano con il povero Colombo, ma con lo sterminio derivato dall’arrivo degli europei nel 1492 nei confronti di chi già abitava quelle terre.Chi scenderà in piazza domani negli Stati Uniti immagino lo farà per rivendicare l’orgoglio di essere italiano, non ricordando quello che è conseguito alla scoperta del continente che li ha adottati.Mi sento vicino alle posizioni dei nativi, anche se sono convinto che rifocalizzando meglio lo scopo delle celebrazioni si possa tener viva la memoria di quello che di buono è accaduto dopo quell’avvenimento.(ps. Il WSJ nell’articolo intervista tale Joseph Contino delle città di Columbus, Ohio. Chissà se siamo parenti)

The New Blog Times. Informazione nuova

Non ricordo come mi ci sono imbattuto la prima volta, molto probabilmente cercando qualche tech news, oppure nelle operazioni di rassegna quotidiana. The New Blog Times è una nuova realtà nata nuova realtà nata il 1 settembre del 2008 e ora alla sua “seconda versione”, che non solo ricorda il ben noto quotidiano, ma si pone come fonte di informazione disinvolta ma al contempo compita, formale e corretta, esattamente… come fosse il New York Times “in persona”.Cosa ci trovate? Prettamente informazione tecnologica, che spazia dall’attualità agli approfondimenti legati al business. Mi ha piacevolmente sorpreso per la leggerezza delle notizie, mai scontate e sempre riviste per essere adattate al blog. Da tener d’occhio.Incuriosito, ho voluto saperne di più facendo qualche domanda a Marco Valerio Principato, il suo fondatore. Buona lettura.

1. Ciao Marco, raccontaci un po’ del tuo background formativo. Quali sono le tue passate esperienze?

Interessato a qualunque cosa orbitasse intorno a fisica, scienze, elettronica e telecomunicazioni fin dalle età più tenere, dopo il servizio militare da sottotenente è scoppiata la passione per l’informatica, vista poi all’università solo molto da lontano (all’epoca a Roma non c’era ancora, per cui mi sono dovuto “accontentare” di matematica, ma non ero affatto soddisfatto). Grazie a mio padre ho potuto frequentare fior di corsi in quella che all’epoca era ancora una “big”, la divisione formazione di Sperry-Univac, oggi defunta. Da allora sono andato avanti da solo e non mi sono mai fermato, né con gli studi né con la pratica: basti pensare che il (finalmente) mio primo computer negli anni 80 è stato uno Sharp MZ-700 con microprocessore Z80 e oggi, a quasi 50 anni, di strada fatta dai bit posso dire di averne vista un bel pò.Passando dalle aziende private a un lungo periodo di dipendenza pubblica in ambienti specialistici, a svariate consulenze, a milioni di righe di codice sorgente scritto in vari ambienti, ad attività personali di varia foggia, tutte collocate nel settore. Su Internet ci sono dall’inizio degli anni 90 e, con un mio sito, dal 1999 (basta guardare la data di registrazione del dominio mvpnetwork.net, quando in Italia i privati non potevano ancora registrare un dominio nel TLD .it, io l’avevo già fatto all’estero, online, pagando online, con l’allora Network Solutions).

2. Da dove nasce l’idea di redigere un blog sullo stile del New York Times?

Come ho spiegato nel sito stesso, nasce dalla mia personale ammirazione per quel quotidiano, che ho letto spesso in passato in edizione cartacea, ancora oggi di quando in quando lo acquisto e comunque lo seguo quasi sempre in Rete nelle aree tecnologiche (sì, se diventasse a pagamento mi abbonerei), ritenendo il suo sito uno dei più eleganti, funzionali, efficaci e fruibili siti mai progettati per esporre in Rete un quotidiano. L’idea del “trasporto” nella blogosfera (il lavoro sistemistico è tutto mio) come entità a sé nasce intanto dalla sua unicità: non esiste alcun sito del genere in Italia, ce ne sono alcuni “sulla scia”, ma tolta la Home Page che “gli assomiglia”, all’interno sono tutt’altro, per non parlare dei contenuti.Ed è anche un voler portare in primo piano quello che il New York Times stesso ha fatto ben prima di me, pubblicando a latere della sua stessa testata dei blog sul proprio stesso stile. Il New Blog Times, invece, porta quella freschezza, immediatezza e velocità tipiche del blog non a latere di un quotidiano, ma direttamente sulla Home Page e tutto ciò che c’è sotto. L’aspetto analogo a “papà New York Times” è una sorta di sfida, un messaggio ai quotidiani italiani, che si sono spicciati a “fare come papà”, affiancando blog alle proprie testate: mai scimmiottare gli americani. I nostri fratelli a stelle e strisce ci ammirano per la nostra versatilità mentale: purtroppo la tendenza, invece, è quella di formare le nuove leve restringendo il panorama, anziché allargandolo (vedi OdG). L’eccesso di specializzazione non porta da nessuna parte, lo stiamo già pagando tutti, e non da oggi. Finiremo per perdere la loro ammirazione.Infine, il New Blog Times lancia un ulteriore messaggio: è facilissimo immaginarlo non specializzato sul settore ICT. Così com’è, potrebbe ospitare qualsiasi tipo di informazioni, il che dimostra che in alcuni casi, per esporre efficacemente notizie di buona qualità grafica non serve affatto un CMS da milioni di Euro. Se poi anche i contenuti sono validi… ora qualcuno che ha venduto CMS a qualche quotidiano vorrebbe spararmi, lo so.

3. Si pone come l’alternativa italiana de The Huffington Post?

Quello di Arianna Huffington è un altro punto di riferimento, lo leggo spesso ma non siamo sullo stesso piano, soprattutto come argomenti. Non condivido nulla neppure con i blog più “blasonati”, quelli da Blogfest, insomma: basta dare un’occhiata agli sponsor di Blogfest per farmi già sentire molto, molto lontano. Chi vi partecipa, a mio avviso, si macchia di iperbloggismo, una sorta di priapismo blogosferico. Ok, volevo scherzare con le parole, ma non troppo…

4. Qual è l’obiettivo del blog? Ricavi e sostentamento da dove provengono?

Il New Blog Times vuole raccontare il settore ICT scientifico e tecnologico, senza maschere e senza limiti. Cerca di farlo bene, senza etichette e senza fronzoli. Le fonti? L’amico che “spiffera”, le conoscenze personali, la Rete stessa. E si scrive, come avrai notato, con linguaggio e stile prettamente giornalistici. Altro messaggio ai quotidiani. Quanto al sostentamento, come tutti, quel pò di pubblicità dei circuiti tradizionali. Che non basta quasi mai a pagare l’hosting, ci rimetto sempre io di tasca mia. Ovvio che spero in qualche “ingaggio” diretto, ma per averli so benissimo che chi lo valuta guarda anche il PR, e siamo ancora “troppo giovani” per averlo più alto. Il 4 l’abbiamo ottenuto subito, appena nati, il che è un ottimo segno, come lo è la Sitelink che da qualche tempo Google ci ha regalato. Se saliremo di almeno “una tacca”, come spero, può darsi che dalla pubblicità ci scappino un paio di pizze al mese per ogni blogger, me compreso, ma c’è da faticare. Altro che i blog “impresa”

5. Quale futuro per NBT? Diventerà mai una testata giornalistica dove, in un futuro, far nascere e crescere future penne del giornalismo italiano?

Per alcuni aspetti lo sta già facendo: se leggi i pezzi di Silvia Barone, sui quali ho messo mano davvero pochissimo, sono proprio l’esecuzione della “caccia”. Silvia si è laureata in Scienze della Comunicazione poco prima della nascita del NBT (1 settembre 2008), a mio avviso è molto brava e scrivere la motiva moltissimo, aiutandola a convivere con alcuni suoi problemi personali che non espongo per rispetto della privacy, ma che non auguro a nessuno. Purtroppo ora è in un periodo in cui non può collaborare, ma direi che abbia le carte in regola per essere una validissima penna. Lo stesso vale per Antonio Colella, studente laureando in Giurisprudenza: ottima penna, a mio avviso, forse fin troppo produttiva, tant’è che a volte debbo mettergli un pò di guinzaglio altrimenti volano via pagine su pagine.Dario Bonacina, il “vice”, non richiede presentazioni: in Rete è ben conosciuto, abbiamo “militato” entrambi per Punto Informatico, lui più di me. L’abbiamo lasciato quando è passato nelle mani di Edizioni Master, perché senza Paolo De Andreis come direttore — persona squisita da cui ho imparato molto, come ho imparato molto dalla giovanissima ma abilissima Gaia Bottà — PI non è più PI e questo lo sanno tutti. Io ho reagito “creando” il NBT e Dario, quando può, si “diverte” anche lui sul NBT.In passato anche altri amici, dall’estero e non, hanno collaborato: da Sara Polizzi a Giulia Boschi, da Fred Ferreri a Floriana Maraini, purtroppo tutti assorbiti da nuovi impegni pressanti pro-carriera, dai quali ovviamente non posso sottrarli. Ma è anche grazie a loro che il NBT è “partito”. Ogni tanto qualcuno di loro si “riaffaccia”, ma, ovvio, non possono garantire nulla.Diventare testata giornalistica? Al momento lo escluderei: equivarrebbe a farsi mettere la museruola. Ne potremo riparlare se l’intero sistema normativo riguardante la stampa verrà totalmente riscritto in versione davvero 2.0 e quando l’OdG diventerà un vero Ordine, che aiuti ad andare a caccia di buone penne, ne vada a caccia esso stesso e proceda a formazione 2.0 vera e moderna, piuttosto che “corporativizzare” il mondo del giornalismo. Ma ho tanto l’impressione che, se mai accadrà, lo farà quando difficilmente io potrò ancora essere in vita.

Twitter vale 1 miliardo di dollari? Tanto oro quanto pesa

Stamattina stavo leggendo la rassegna tecnologica del weekend. Mi sono imbattuto su questo articolo di ieri del Sunday Times riguardante il nuovo recente finanziamento, da parte di alcune compagnie di Venture Capital, nei confronti di Twitter .

On Friday, Twitter confirmed it had received “significant” financing from firms includingT Rowe Price, Insight Venture Partners, Institutional Venture Partners, Spark Capital and Benchmark Capital. The investment is believed to be about $100m

Sostanzialmente, con questa nuova cospicua somma, si stima che la compagnia valga oggi 1 miliardo di dollari. Non male per un’azienda che ad oggi non guadagna 1 centesimo e ripeto NON. Nell’articolo si porta come esempio Google, che per i primi 4 anni di vita non guadagnò nulla, per poi ritrovarsi nella posizione odierna che conosciamo tutti. Twitter è su questa strada?Non saprei dirlo. Questi ultimi mesi hanno visto il susseguirsi di notizie e rumor sul business model che Twitter potrebbe adottare. Ad oggi ancora niente di ufficiale e il Social Network sta diventando sempre più “ The pulse of Universe” con una crescita spaventosa del 1,382% nel solo Febbraio, che paragonato al 422% dell’intero anno precedente dà da pensare.E se Twitter scomparisse? Se fosse solo di passaggio? L’articolo paragona il suo destino, se non dovesse trovare il modo di guadagnare in tempi brevi, a quello di Second Life. Sbagliando di grosso secondo me. Twitter a differenza di Second Life ha un livello di accesso di fruibilità molto più basso rispetto a quello di Second Life, con dei numeri da far spavento a qualsiasi altro competitor.Questo non perchè semplicemente la gente comune utilizza Twitter per far sapere se sta sulla tazza del water o a pescare sul Ticino, ma perchè è diventato lo strumento che apre le porte del mondo. Perchè mai come prima possiamo essere voyeur della vita di qualcun altro senza che quest’ultimo lo sappia, sia esso il nostro vicino di casa o il cantante della band del cuore. Second Life permetteva questo? Avatar senza identità è la prima cosa che mi viene in mente.Già l’identità, un altro punto di forza e che richiede protezione e garanzia, sforzo che Twitter sta compiendo soprattutto con personaggi pubblici (vedi il Verified account) e pare che a differenza di quando si andava in chat o forum scompaia il rito dello nickname e dello pseudonimo, ma anzi si accresce la propria reputazione con Nome e Cognome. Essere riconoscibili e assumendosi la responsabilità di quel che si dice paga.Cosa manca? Ah si, come non citare la comunicazione aziendale, tra aziende e tra aziende e consumatori. Il tutto in un vortice bidirezionale, fatto di @, Retweet e messaggi diretti. L’ultimo step, e qui mi sento di concordare con il Times, che manca a Twitter per fare il prossimo grande passo è questo:

The bet its new investors are making is that Twitter can turn all this chatter into a must-have marketing tool and an invaluable source of intelligence for businesses, while engaging potential consumers in a way that seems to have become increasingly tricky for traditional media

Colpire il potenziale consumatore, da quanto le aziende non riescono più a farlo…Questa si è una reale verità. La strada, ho sentore sia quella giusta, tanti stanno già colpendo e facendo vedere che qualcosa di diverso si può fare. Vedi Dell.Ordunque, li vale tutti questi soldi? Quanto inestimabile è il potenziale di questo strumento del quale solo da poco tempo ne stiamo iniziando a capire la vera forza? Difficile a dirsi, difficile capire se la rete e le relazioni sociali virtuali modificherebbero la loro natura se domani Twitter scomparisse. Varrebbe la mia massima: Morto un Napster se ne fa un altro? Probabilmente si, quello di cui sarà difficile fare a meno sarà il modo, la sostanza, la modalità con la quale stiamo imparando a scambiare messaggi di questo tipo e questa durata (140 caratteri).Così come è successo per alti mezzi di comunicazione, vedi SMS, questo è semplicemente un altro tassello che si va ad aggiungere, e che difficilmente scomparirà, ai nostri modi convenzionali di svolgere la funzione più naturale dell’uomo.Comunicare.

Written by Andrea Contino since 2009