Scooter a noleggio in aeroporto

Perché nella stragrande maggioranza degli aeroporti le società di noleggio auto non hanno anche degli scooter a disposizione?

Non ci sarebbe sufficiente business? Non ci si può portare le valigie? Non conviene a chi affitta?

Lo trovo assurdo. Ci capita spesso di fare qualche weekend lungo e venire qui in Sardegna, dove abbiamo casa. Ogni volta che prenotiamo l'auto, che dall'aeroporto di Olbia ci condurrà a destinazione, penso sempre che un motorino avrebbe risolto il nostro bisogno di mobilità a meno della metà del prezzo.

Avremmo comunque poche cose da portarci appresso e sarebbe molto più comodo per raggiungere le spiagge. Ma questa domanda me la pongo anche se ci capita di fare un weekend di esplorazione cittadina.

Cosa sono? Quei weekend dove ci diciamo, andiamo e scopriamo una città nuova. L'abbiamo fatto con Palermo e poi con Napoli. Nel primo caso ci siamo fatti portare in taxi e poi affittato uno scooter in città. Per la seconda abbiamo fatto tutto a piedi, ma in effetti avremmo voluto anche girare un po' le alture cosa che abbiamo escluso a priori.

Non è una situazione solo italiana, lo stesso vissuto in tante altre città europee dove avremmo fatto a meno delle 4 ruote a favore delle 2. Probabilmente alle società noleggiatrici conviene ricaricare come pazzi un affitto di un bene ormai commodity. Spero l'avvento dell'elettrico trasformerà questo ricatto inevitabile.

Portogallo in 10 giorni

Sono stato in Portogallo due volte prima di questa estate, entrambe a Lisbona. La prima per festeggiare un capodanno, mentre la seconda per ragioni lavorative e di volontariato. Entrambe le volte mi sono ripromesso di voler girare il Portogallo da cima a fondo e finalmente, in parte, ci sono riuscito.

È un viaggio in pianificazione più o meno da 4 anni e il bello di avere qualcuno a fianco che condivide alcune tue passioni (il viaggio è sicuramente tra queste) e punti di vista, facilita la scelta della destinazione delle vacanze.

Mi sarebbe piaciuto tenere un diario come fatto per l'Islanda, ma ho abbandonato l'idea la prima sera, realizzandone subito il motivo. Nel periodo in cui siamo stati in Islanda c'erano 3 ore di luce al giorno e spesso finivamo con tornare in Hotel molto presto, questo mi lasciava il tempo di riordinare fotografie e idee e buttare giù un post a cadenza quotidiana. In Portogallo, invece, il clima è stato eccezionale e per goderci tutto abbiamo cercato di stare all'aperto il più a lungo possibile.

Il solo rimpianto è di non essermi appuntato quotidianamente idee e sensazioni di tutte le esperienze fatte, ma ci proverò lo stesso a ricordarle.

Perciò inevitabilmente sarà un post molto lungo.

Partiamo dal principio. Qui a fianco c'è l'itinerario che abbiamo disegnato prima di partire. Forse il più classico degli itinerari per chi decide di fare un tour del Portogallo, che spesso si percorre da Sud a Nord, ma che noi abbiamo deciso di intraprendere in direzione opposta. Al contrario di quanto si possa pensare guardando la mappa non è stato un tour di mare. In effetti lo abbiamo visto poco l'oceano e quando ci siamo entrati ci ha ghiacciato le ossa. La seconda premessa, doverosa, è che questo tour è frutto di consigli di amici e amiche, suggerimenti e ricerche notturne fatte su blog e siti internet e due guide che ci hanno regalato per i nostri compleanni. Il tutto raccolto in non più di un mese e mezzo di ricerche.

Questo per dire che in effetti abbiamo visitato soltanto le principali città e punti di interesse della costa e della parte ovest del Paese. Ci è spiaciuto tralasciare il nord e l'est, ma i giorni non sarebbero stati sufficienti per fare tutto e abbiamo preferito condensare su questa tratta, con l'idea di tornarci prima o poi e affrontare ciò che rimane.

L'essere così esposto all'oceano fa sì che gran parte del Portogallo in estate abbia, come dicevo, una temperatura magnifica in stile San Francisco. Abbiamo avuto per l'80% del viaggio picchi di 24 gradi di massima con 14 di minima e a pensare a Lucifero in Italia la cosa ci ha fatto godere non poco.

Turisti, Covid-19 e sicurezza

Il Portogallo è tra le nazioni dell'area mediterranea, escludendo i micro stati, con il tasso di popolazione più basso. Basti pensare che Porto ha qualcosa come 300.000 abitanti all'incirca. In cosa si è tradotto per noi? Pochissime persone in giro per le strade e la maggioranza di esse turisti. Fin dai primi giorni ho notato come questi fossero praticamente solo francesi. Inspiegabilmente in tutte le prime location visitate si sentiva parlare soltanto francese, in fila ai musei, ai ristoranti, nei negozi. Accresceva la mia curiosità sul perché così tanti avessero invaso il Portogallo. Online non ne ho trovato traccia, salvo una vecchia occupazione francese nei secoli passati. La spiegazione l'ho avuta giorni dopo direttamente da un amico residente a Cascais e dai proprietari italiani di un Airbnb che abbiamo noleggiato. Durante la crisi economica di un paio di decenni fa molti portoghesi si trasferirono in Francia in cerca di migliori condizioni economiche e di vita, molti di loro tornano in estate con familiari nuovi e acquisiti alla ri-scoperta del Portogallo. Il passaparola fa il resto.

Quindi per riprendere il filo, molti francesi ovunque. Sia nei turisti, ma soprattutto negli autoctoni abbiamo notato una forte adesione alle regole per il contenimento del virus. Molto più che in Italia per dire. Mascherine sempre ben allacciate e distanziamento ovunque contemplato.

Nonostante le notizie contrastanti in arrivo dalla penisola iberica non ci abbiamo pensato due volte a mantenere tutte le nostre prenotazioni e affrontare il viaggio in piena sicurezza. Green Pass alla mano siamo stati in grado di muoverci senza nessun tipo di problema, sia negli aeroporti, sia nelle strutture alberghiere. Tutti muniti di app per scansionarci e tutti molto preparati ad affrontare la nuova realtà. Stessa cosa dicasi per i ristoranti, al momento obbligati a richiederlo soltanto nel fine settimana. A noi questo approccio ordinato e rispettoso ci è piaciuto parecchio e abbiamo subito auspicato di vederlo quanto prima anche in Italia. Qualcuno ci ha anche detto che gli strascichi di anni di dittatura si fanno ancora sentire nella cultura portoghese e probabilmente hanno ragione.

Elettrico

Una cosa che ci ha colpito fin da subito è stata la forte presenza della mobilità elettrica. Fatte le dovute proporzioni in termini di numeri di abitanti, girano davvero tante auto elettriche, soprattutto Nissan Leaf e Renault Zoe. Tra l'altro in Portogallo sono attive sia Uber che Free Now come servizio di prenotazione trasporto con conducente, ed entrambe le app hanno l'opzione di chiamata di un veicolo elettrico, servizio di cui abbiamo usufruito in un paio di occasioni. Un bel segnale, soprattutto dopo aver visto il prezzo della benzina identico al nostro, senza ombra di dubbio c'è in atto una bella trasformazione sulla mobilità Green che qui ancora si fatica a vedere.

Come già avviene in Italia, le città principali sono tappezzate di monopattini e di motorini elettrici. Molto comodi entrambi per spostarsi nelle zone pianeggianti, impossibile il loro utilizzo invece in salita sia per motivi meccanici, sia perché quelle parti di città vengono considerate come aree non agibili per parcheggiare il mezzo stesso. Leggasi alla voce non affrontare il ponte 25 de Abril a Lisbona con uno scooter elettrico a 50 all'ora rischiando la vita mentre tutti ti superano almeno al doppio della velocità e provando invano a parcheggiarlo sotto il Cristo-Rei con annessa extra fee di 100 euro per farlo rimuovere dai gestori dell'app.

I numeri del tour

  • 📸 969 scatti
  • 🚗 954 km percorsi
  • 🚶🏻‍♀️🚶🏼194 km camminati
  • 🌆 14 città visitate (Porto, Vila Nova de Gaia, Aveiro, Coimbra, Nazaré, Óbidos, Sintra, Cabo da Roca, Cascais, Lisbona, Carvoeiro, Portimão, Quarteira, Faro)
  • ✈️🚗🚃🚡🛴🛵🚣🏻 7 mezzi di locomozione utilizzati
  • 🛌 7 letti diversi

Focus sul primo punto.

Di foto alla fine ne ho salvate una cinquantina. Le ho caricate su Flickr. Non mi ritengo un bravo fotografo. Mi ritengo soltanto fortunato. Fortunato di potermi permettere un'attrezzatura in grado di nascondere la mia inesperienza.

Vorrei partire però proprio dalla fotografia per raccontarvi il nostro mini tour, perché attraverso di essa posso provare a condividervi le emozioni che ci ha trasmesso, senza volermi sostituire a nessuna guida turistica.

Porto, Aveiro e Coimbra

Glass

C'è un nuovo servizio di condivisione foto in città. Si chiama Glass e non è un social network.

Strano nel 2021, vero?

Ho avuto modo di testare Glass per qualche giorno, ho deciso di pagare il primo mese di iscrizione (4.99€) la scorsa settimana e vedere un po' come funzionasse questo nuovo servizio al momento con accesso solo su invito e disponibile soltanto per iOS.

I Pro

Se pensi a Glass come antagonista di Instagram, sbagli. O meglio lo è, ma non utilizza le stesse dinamiche, anzi si posiziona al polo opposto. Glass fa della semplicità la sua virtù e l'assenza di like, profili con counter di follower e vetrine per alimentare l'ego i suoi punti di forza.

Il focus si sposta su un engagement puro fatto solo di commenti alle foto caricate dagli utenti. Per lo più scatti piuttosto professionali da quanto mi è capitato di vedere. Ogni foto mostra i dati EXIF della foto caricata e lascia spazio soltanto alle opinioni e non ai like.

La semplicità è il suo punto di forza, non vengono messi in evidenza persone/account più famosi di altri, ma semplicemente si scoprono nuovi fotografi in base all'ordine cronologico delle foto caricate nella prima tab, oppure andando a cercare un nome che sapete essere presente nell'app. Quelli che si decide di seguire compariranno poi nella seconda. Nella terza c'è il nostro profilo con le nostre immagini caricate.

Fine, non c'è altro. Essere semplici oggi è complicato, ma penso possa funzionare proprio per questo motivo.

Cosa manca ancora

Sicuramente al momento essere solo su iOS è piuttosto limitante. Al momento il caricamento delle foto avviene soltanto dall'album del nostro telefono. Ragione per la quale se si ha voglia di caricare una foto scattata con una macchina fotografica è necessario importarla nella nostra libreria di foto iPhone per poterla caricare su Glass.

Manca quindi la possibilità di poter caricare scatti anche da desktop, penso sia imprescindibile per chi non abbia voglia ogni volta di fare due passaggi per poter pubblicare un suo scatto.

Non so quanto imprescindibile, ma sicuramente d'aiuto, il poter editare un proprio post, magari sì è fatto un errore di battitura, al momento non è contemplato.

Ultima cosa, se al momento è possibile linkare uno scatto fotografico al di fuori dell'app per poterlo condividere e fruire anche su un browser, non è così per il profilo del fotografo stesso.

Sopravviverà?

Difficile da dire ora. Per adesso ha avuto un'ottima pubblicità più o meno gratuita dai principali blogger tech statunitensi. Fa qualcosa che Flickr o Smugmug fanno già in più grande scala anche se concettualmente diverso.

Non c'è pubblicità e i tuoi dati non sono venduti a terze parti, è vero, ma il pagamento potrebbe essere un grosso ostacolo per la diffusione planetaria.

Per ora mi sta piacendo e spingendo a commentare, cercare ispirazione per altri scatti. Sicuramente caricherò lì parte degli scatti fatti in Portogallo nei prossimi giorni.

E voi l'avete provato?

Portogallo on my mind

Siccome nemmeno quest'anno il viaggio di nozze è un'opzione percorribile, abbiamo puntato tutto su un'altra meta rimasta in agenda da almeno 4 anni. Qualche giorno in meno previsto da piano originale, ma un mini tour del Portogallo ci aspetta.

12 giorni in cui abbiamo creato questo itinerario, in auto e senza stress. Ecco, il post non è tanto per dirvi che si vada in vacanza, quanto una chiamata a consigli su cosa fare, visitare, mangiare.

Se avete suggerimenti, i commenti sono aperti così come i miei canali social. 🙏🏻

Il mio gaming set-up secondario

Se nella tv principale di casa, quella del soggiorno, sono connesse sia Xbox Series X che PlayStation 5, mi sono trovato nell'ultimo anno nella condizione di voler/dover giocare dalla mia stanza da letto.

Ho provato differenti set-up. Sfruttando Stadia e Xbox Game Pass tramite dispositivo mobile android, ma ho convenuto che sì, comodissimo avere centinaia di titoli a portata di mano, ma lo schermo è decisamente troppo piccolo per apprezzare la bontà di un gioco nato per il 4K. Ho provato a portare nel letto anche un iPad Pro 10'', ma non c'è stato verso nel posizionarlo nel migliore dei modi, l'inclinazione desiderata è impossibile da ottenere.

La voglia di videogiocare mi ha aiutato ad ingegnarmi e trovare la soluzione ideale. Sia PlayStation che Xbox tramite le loro app iOS permettono di giocare in remoto se il device è collegato alla stessa linea Wi-Fi della console. Quindi collegando un qualsiasi controller bluetooth all'iPad posso giocare da qualsiasi stanza della casa. Grazie all'impianto installato qualche mese fa ho zero problemi di lag ed è come avere sempre a disposizione un secondo schermo da cui giocare.

Ora l'iPad, se munito del suo dongle originale, è in grado di proiettare qualsiasi contenuto a una TV collegata in HDMI (purtroppo non ho una TV con AirPlay, altrimenti avrei potuto fare a meno di un altro cavo), trasformando così uno schermo da 10.9'' in una vera e propria TV. Purtroppo né l'app Xbox né tantomeno quella PlayStation consentono di andare in full screen, mostrando mentre si gioca la barra in alto con le informazioni su orario e batteria dell'iPad, ma vuoi mettere la goduria di mettersi a letto accendere la TV e poter giocare prima di addormentarsi come se fossi sul divano del salotto?

Il mio backlog non ha più scuse. Ho ripreso in mano Gears Of War 5. Dopo di che si passa a: Control, Prey, Ghost of Tsushima, Death Stranding, Flight Simulator, Hades, The Ascent... la lista sarebbe chilometrica, molto più lunga di tutto questo post.

Ah...come se non bastasse Kojima si è messo anche a scrivere un libro.

Libertà di vivere

È dal weekend appena passato che ho iniziato a interrogarmi sulla faccenda Green Pass e le decisioni prese dal governo italiano. Ho un'idea ben precisa e netta, la salvaguardia della salute viene prima di ogni altra cosa e se l'introduzione serve anche a non bloccare nuovamente l'economia del Paese, ben venga. Chi si sente minacciato, non sa cosa vuol dire libertà, ma ancor di più non ha mai saggiato una vera e propria dittatura.

Purtroppo questa finta nuova Resistenza non solo offende la memoria, ma mi ha fatto vergognare di essere italiano e di avere concittadini di tale rango. Ma, nel riordinare un po' i pensieri, questi giorni fortunatamente ho riscontrato di non essere in una piccola bolla in cui la camera dell'eco fa il suo dovere. Di condividere posizioni sensate e utili a sconfiggere il virus, perché sai a un certo punto il dubbio ti viene pure di non aver capito un cazzo. Ne hanno scritto gioxx, Leonardo, Loweel e molti alti blogger. Mi sento di riportare però le parole dell'editoriale di stamani di Fulvio Giuliani, che riprendo qui sotto:

Chi strepita di attacco ai valori della Costituzione dovrebbe almeno porsi il problema di proporre una soluzione alternativa, ma per gli improvvisati paladini anti Green Pass basta urlare «Libertà, libertà!». È la stessa Italia – né di destra né di sinistra – persa pochi anni fa dietro a «Onestà,onestà!». Quel Paese che non propone ma accusa, e che non si fa scrupoli dimettere persino in campo simboli e terminologie mutuati dalle pagine più oscure della storia.

Si può dissentire, avanzare critiche e dubbi ma quando si arriva ad appuntare al petto un astella di David, quando si paragona un banale strumento amministrativo all’eugenetica nazista, significa aver perso il contatto con la realtà e con le proprie sinapsi.È intollerabile agitare certe parole d’ordine e per il solo gusto di urlare l’ennesimo No.

Anche chi presta i propri raffinati ragionamenti alla parte più becera della protesta farebbe bene a interrogarsi su dove possa portare un generico richiamo alla libertà dell’individuo, in dispregio di qualsiasi rispetto o tutela della libertà del prossimo. Così come sarebbe anche ora difinirla con l’abusata teoria del Grande Fratello dietro il Green Pass o le richieste di tracciamento.

Chi ama urlare alla morte della privacy farebbe bene a riflettere sulle centinaia di volte in cui ha prestato il proprio consenso su moduli cartacei e online per accedere a servizi o fare acquisti. A tutto vantaggio di quegli stessi colossi digitali contro cui sarà pronto a scendere in piazza per un altro, ipocrita No. Se spaventa il tracciamento per contrastare la pandemia, dovremmo alzare almeno un po’ la voce per difendere la nostra vita, regalata con indifferenza a un algoritmo.

Da La Ragione del 27/07/2021

L'ignoranza uccide più della spada. Ovviamente è un proverbio e molto figurato, ma è una sconfitta dell'umanità assistere a certi atteggiamenti scaturiti dalla scarsa e mala informazione e la cecità prodotta da un incitamento da social media di massa. Questa è la vera deriva pericolosa, altro che dittatura.

Non c'è più Spazio

Sarà dovuto forse all'uscita di Mass Effect Legendary Edition proprio quest'anno, ma appena ho sentito il nome New Shepard (il razzo con cui Jeff Bezos ieri ha raggiunto lo Spazio suborbitale) il mio picco d'attenzione è salito alle stelle.

Già, le stelle. Mai come queste settimane sembra esserci una rincorsa per ritornare a vederle da molto vicino. Quantomeno da parte dei tre tra i più ricchi uomini di questo pianeta, ormai prossimo alla rovina. Ma a discapito di cosa?

Ho letto diversi articoli nei giorni passati. Molti giornalisti si domandavano, a ragion veduta, se i soldi spesi per questi tour bus spaziali non potessero essere invece spesi per provare a salvare il salvabile qui sulla Terra. E devo dire me lo sono domandato anche io. È più che lecito, i soldi di privati cittadini possono essere spesi da quest'ultimi nel modo che più li aggrada. Ma la coda delle catastrofi naturali si sta allungando di mese in mese, un sintomo che non ha colori politici, né devono esserci troppi dubbi sulle cause.

Il turismo spaziale, pur con la volontà di portare degli uomini fuori dalla nostra orbita, ha dei costi di ricaduta sul clima terrestre e potenzialmente molto dannosi. Così come un non poco velato scopo di colonizzare altri pianeti o corpi celesti iniziando al fine di spostare l'inquinamento della produzione umana lassù, perché proprio non ci si vuole nemmeno provare a fare lo sforzo di cambiare le cose quaggiù. Siamo già al punto di voler piantare antenne LTE sul suolo lunare, perché sai mai che i video vengano male in diretta durante i prossimi allunaggi.

No, non è un rant contro la sano stimolo di scoperta e la volontà di continuare a porsi delle domande sull'Universo. Questi due elementi ci hanno regalato una moltitudine di benefici nella vita di tutti i giorni che nemmeno sappiamo. È una personale e preoccupata riflessione sull'assistere con il naso puntato all'insù ai progressi fatti negli ultimi 20 anni, mentre qui sotto stiamo facendo ancora troppo poco e non voglio arrendermi al credere che l'unica soluzione possibile sia quella di dovercene andare da qui.

Per l'amore del monopattino

Sto trascorrendo una settimana a Palermo per un'attività lavorativa. Una di queste il dover girare il centro storico per un sopralluogo. Cosa che abbiamo fatto in meno di tre quarti d'ora grazie a dei monopattini elettrici affittati con Lime.

Non avevo una particolare opinione al riguardo, anzi, forse avevo una percezione negativa dei monopattini come di guastatori del traffico e di inutile rischio nell'invadere i selciati delle strade urbane tipicamente riservati ad altra tipologia di veicoli. Un bias tipicamente milanese e di come lì vengono utilizzati.

Qui a Palermo, in un contesto prettamente pedonale, la mia prima esperienza è stata esaltante. Non voglio più farne a meno anche se quotidianamente non saprei come mi possa tornare utile una volta tornato alla quotidianità, ma mi ha dato le stesse scariche di dopamina di quando vado sui Go Kart. Non vorrei fare altro tutto il giorno. Sono economici, sono elettrici e vanno pericolosamente veloce.

Non resta che convincere Noemi a girare qualche capitale europea a bordo di uno di questi affari.

38

Un anno fa mai mi sarei potuto immaginare un anno così. Eppure la vita sa stupirti in continuazione. Puoi pianificarla, provare a tracciare un piano, ma inevitabilmente ne perderai il controllo. Non puoi farci nulla. È la più grande lezione di questi ultimi 365 giorni, spesi a ritrovarmi e a farmi tante domande a cui finalmente posso dare una sola positiva risposta.

La tengo per me. Ma contiene tutta la felicità del mondo.

Hi-Res Lossless in Apple Music sul Mac? Devi fare così

Apple Music ha battuto il diretto concorrente Spotify sul tempo annunciando la propria versione in alta definizione di Apple Music dopo e rendendola disponibile prima, ha anche battuto tutti gli altri sul prezzo lasciandolo invariato rispetto ai 9.99 euro mensili.

Per apprezzare tutta la qualità messa a disposizione da Apple Music, ovvero il formato Hi-Resolution Lossless fino a 24bit e 192kHz, è però necessario dotarsi di un DAC. Ovvero un convertitore USB da digitale ad analogico.

Io ad esempio ho acquistato l'xDuoo XD-05 Bal da qui. E già che c'ero ho rinnovato anche le cuffie con le Beyerdynamic T5. Ok, io vivo di musica e mi piace sia sempre al massimo della qualità quindi non ho badato troppo a spese (sì lo so non posso parlare di massima qualità con un servizio di streaming, ma non ho più tempo e voglia di andare ad acquistare i singoli album).

Esistono anche DAC più economici e altrettanto performanti come il Fiio Q3, il Dragonfly oppure il più portatile THX Onyx che dovrei testare a breve.

Al di là del DAC che sceglierete c'è da fare una doverosa precisazione se oltre ad essere utilizzatori di iPhone o iPad lo siete anche di Mac. Nei primi due casi è sufficiente collegare il vostro DAC al dispositivo e verrà riprodotto il brano alla qualità che avete deciso di impostare. Sul Mac sono un altro paio di maniche.

Dovete aprire l'app Configurazione MIDI Audio e dal vostro nuovo dispositivo modificare il formato in 24-bit 192,0 kHz.

È il solo modo per far sì che ciò che state riproducendo lo faccia al massimo della qualità. Ovviamente il file che dovete riprodurre deve avere accanto il simbolo Hi-Res Lossless altrimenti il vostro Mac + il DAC simuleranno soltanto quel tipo di definizione.

Altre due informazioni che forse ho dato per scontato. Dovete aver il vostro Mac aggiornato a macOS 11.4 almeno ed essere andati sulle preferenze dell'app Musica cambiandole con le seguenti:

Ora dovreste esserci. Non vi resta che godervi la vostra musica in streaming al massimo della qualità. Ultima accortezza, come detto non tutti gli album sono nel formato Hi-Res Lossless, lo potete sempre controllare nella parte destra del vostro brano in riproduzione cliccando su quel simbolo con le tre onde, da lì appariranno tutte le info relative al brano in ascolto. E anche in quel caso non è detto che il brano sia stato in origine registrato con i 24 bit a 192 kHz.

Buon ascolto.

Written by Andrea Contino since 2009