Vampyr: La recensione

Gli sviluppatori DontNod, gli stessi di Life is Strange e prossimi a pubblicare Twin Mirror (uno dei pochi giochi che mi hanno colpito dell’ultimo E3), hanno rilasciato un paio di mesi fa un titolo sul quale ho messo gli occhi dall’unveiling un paio di anni or sono: Vampyr.Il gioco è ambientato nel 1918 in una Londra avvelenata e contaminata da una pestilenza non ben identificata. Vestiamo i panni di Jonathan Reid appena rientrato dalla guerra in Francia, scopriamo immediatamente di essere diventati vampiri. La prima vittima non appena riaperti gli occhi: nostra sorella.Un tratto distintivo che caratterizzerà tutto il nostro cammino per risolvere le tante domande scaturite proprio da questo avvenimento. Il nostro ruolo di medico rispettato, un ospedale dove nascondersi e fabbricare intrugli necessari ad aumentare le nostre skill e una sete di sangue perenne. Gli ingredienti di un RPG dai toni molto scuri scuri in una Londra gotica e senza speranze.Due anime. Due nature. Scoprire e sviluppare quella infima e far diventare chiunque uno spuntino dal sangue succoso, o la seconda, quella misericordiosa ma dal percorso più tortuoso. Siamo di fronte a una costante scelta su chi vogliamo essere, su come vogliamo influenzare i vari quartieri, su come vogliamo che gli altri abitanti ci considerino.Il dialogo e il testo sono tutto. In Vampyr la scelta dei DontNod è stata quella di lasciare alla fase testuale la parte più importante ove poggiare e scoprire tutto riguardante la storia. Si passa dagli appunti e lettere molto approfonditi sparsi per tutto il gioco che denotato un grandissimo studio riguardante il mondo dei vampiri, a dialoghi iper verticali da scambiare con i singoli personaggi che hanno sempre molto da dire su loro stessi, sulla situazione di Londra, sull’influenza spagnola e infine sugli intrecci con i vari abitanti del quartiere in cui risiedono.Il fulcro del gioco sta proprio qui. L’interconnessione tra i vari protagonisti dei quartieri è il vero fil rouge per comprendere le ragioni di questa strana epidemia, l’auto consapevolezza sul perché e il percome siamo diventati dei vampiri e il cercare di assolvere il peccato più grande di tutti: l’uccisione di un’amata sorella. Se la parte di combattimento l’ho trovata estremamente pessima, i movimenti di camera scomodi e poco efficaci, le mosse del personaggio ridotte praticamente a due e una poca distinzione tra le varie armi, quella dello sviluppo del personaggio è a dir poco distinta.

Mordere, uccidere abitanti, boss o i vari nemici sulla nostra strada si trasformano in punti esperienza* che permettono di sbloccare varie abilità che passano dall’aggressività fino al potere di auto curarsi. Consiglio vivamente di curare particolarmente, e di conseguenza potenziare, l’aspetto della salute così da non ripetere all’infinito alcuni combattimenti snervanti.Ho completato il gioco in una decina d’ore sulla mia Xbox One X. Ho deciso di seguire la via del caos, evitando di risparmiare chicchessia gettando Londra in una situazione di panico totale, sbloccando così circa il 70% degli obiettivi legati al gioco. Il restante 30% è ottenibile scegliendo le alternative più misericordiose.Se amate il genere, se avete giocato Vampire: The Masquerade qualche anno fa,* se l’intreccio tra videogioco e approfondimento testuale vi appassiona, beh forse allora Vampyr può fare al caso vostro. Altrimenti direi di lasciar perdere. Il gioco non fa gridare al capolavoro, ma sicuramente sì lascia giocare e ti fa venir voglia di procedere con la storia.

★★★☆☆

🎮Una vita in Fuorigio.co🕹

Wolfenstein II: The New Colossus — La recensione

Follia, spettacolarizzazione, violenza gratuita, quel non so che di tamarro. Vi ricorda qualcosa?Beh, si potrebbe dire che i vari capitoli della serie Wolfenstein abbiano ognuno di questi ingredienti all’interno del composto di base, amalgamati a dovere certo, ma probabilmente noiosi alla lunga.E invece no. Bethesda, scommettendo nuovamente sullo studio di sviluppo MachineGames, ha ribadito ancora una volta che l’ultra-violenzapuò benissimo essere accompagnata da una trama ben scritta, una regia tremendamente appassionante, ma soprattutto un contorno di armi, potenziamenti e modalità di approccio al gioco in grado di portare l’asticella del livello ancora più in alto di prima. Ti presento quindi Wolfenstein II: The New Colossus![embed]https://youtu.be/E\_IdyUSR648\[/embed\]La storia riprende da dove l’avevamo lasciata con The New Order qualche anno fa. E fin da subito ci si pone davanti la medesima scelta fatta nel precedente capitolo: salvare Wyatt o Fergus?La decisione presa influenzerà l’andamento della storia, e garantirà longevità al titolo perché -se giocato da zero con la scelta opposta- ci permetterà di assistere a cut-scene e sottomissioni differenti, sbloccando inoltre un’arma diversa. Se si sceglie Fergus, avremo a disposizione il Laserkraftwerk, ma nel caso opposto potremo contare sul Dieselkraftwerk, che non mira tanto a vaporizzare i nazisti con precisione, bensì per combustione: con le sue cariche piene di combustibile detonabili a distanza, è possibile far cadere i nazisti in ben pensate trappole, o potrai più semplicemente scegliere di attaccare loro addosso una carica da far saltare a comando.William Joseph Blazkowicz, dicevamo, si risveglia proprio nel medesimo punto dove si interruppe The New Order. Malconcio e malandato, si trascina appena, e dopo un periodo di coma riesce a risvegliarsi e riprendere possesso delle sua vita lentamente, con l’aiuto di una sedie a rotelle. Ciò non gli impedisce però di accelerare i tempi e procedere fucile alla mano, a caccia di nazisti capitanati dalla terribile Frau Engel, tornata a riprendersi il sottomarino sottratto nel precedente capitolo.[embed]https://youtu.be/cL7ZGkSyI3M\[/embed\]Blazko è fisicamente provato e soltanto l’armatura Da’at Yichud (anch’essa scoperta nel capitolo precedente) sarà capace di rimetterlo in piedi. Per buona parte della campagna la salute non supererà stabilmente il 50%. Certo, aumenterà esponenzialmente man mano che si raccoglieranno i vari medikit, per poi ritornare al 50% con un perfido countdown segnato dai secondi che passano.[embed]https://youtu.be/YF04eQKI6Ko\[/embed\]L’altra introduzione a livello di gameplay abbastanza incisiva è stata quella di non farci mai sentire al sicuro. I nemici nazisti saranno pronti a colpirci alle spalle e arriveranno davvero da ogni direzione, anche e soprattutto quella che avevamo valutato come la più comoda. L’introduzione dei generali nazisti in grado di dare l’allarme non appena percepiscono la nostra presenza è un espediente che ci farà approcciare un po’ diversamente il titolo rispetto al passato, sfruttando tattiche stealth che celeranno la nostra presenza quanto più possibile (almeno fino a quando sarà necessario dare inizio alla festa). Quindi, se pensate di poter giocare The New Colossuscon la furia omicida e imbracciando il fucile come fosse una naturale estensione del vostro corpo, accomodatevi pure, ma tenete a mente che potrete morire molto più spesso rispetto a quanto pensate di essere abituati.Del precedente titolo restano disponibili anche la caccia ai tesori e ai codici Enigma, con i quali ci potremo cimentare in mini-game. La base sottomarina, inoltre, è esplorabile in lungo e in largo, e dovremo stanare altri oggetti sparsi grazie ai quali sbloccheremo ulteriori attività da compiere. Stessa meccanica per sbloccare ulteriori caratteristiche di Blazko. Per ogni tipologia di uccisione (colpo alla testa, di precisione, con una bomba, etc. etc.) verrà assegnato un punteggio che a raggiungimento del target sbloccherà questi talenti per il nostro personaggio.[embed]https://youtu.be/9IZkrfLbMi4\[/embed\]MachineGames ha però voluto aggiungere un ulteriore layer, e ad un certo punto della campagna ci viene offerto di scegliere tra tre differenti potenziamenti. Ovvero far diventare Blazkowicz un novello trattore in grado di asfaltare tutto e distruggere pareti a suon di spallate, oppure farci piccoli piccoli per strisciare in ogni cunicolo del gioco e segare le caviglie ai nostri nemici o, infine, diventare degli acrobati salterinigrazie ad un sistema di trampoli.La bellezza di questo nuovo capitolo risiede non soltanto in un gameplay vario e appagante sia dal punto di vista tattico che stilistico (per non menzionare i tanti film da cui prende ispirazione), ma anche in una colonna sonora spaventosa e un doppiaggio in italiano molto curato e definito, soprattutto nelle scene introspettive dove il protagonista filosofeggia su quanto gli sta accadendo e su un passato che ormai non c’è più. Ultima menzione alle location, non solo lasceremo la Germania nazista, ma approderemo in New Mexico e a Manhattan, in un’America controllata dalle forze nemiche con un chiamo richiamo a una famosa serie ora in onda su Amazon Prime.[embed]https://youtu.be/7HFslZTxIiw\[/embed\]**Inutile consigliare l’acquisto se siete dei fanatici di FPS, la campagna non sarà lunghissima e benché non vi sia una sezione dedicata al multiplayer, la longevità è garantita dai due plot differenti e dai parecchi livelli di difficoltà tra i quali scegliere. Abbiamo testato il gioco su una Xbox One X**, si è comportato egregiamente con i suoi 60 fps perdendo raramente di fluidità. Non vi resta che imbracciare il fucile, o anzi due se preferite, e spianarvi la strada verso la riconquista della libertà.

Prey: la recensione

Quando ho visto il trailer di PREY per la prima volta all’E3 2016 ho avuto un leggero sussulto. FPS, alieni, una storia che cela chissà quale segreto, uno di quelli da decifrare ma scoprire lentamente, per prenderci sempre più gusto, Bethesda ad orchestrare il tutto. Sulla carta ci sono ore di divertimento.[embed]https://youtu.be/EZYkJXQ8B1g\[/embed\]Dopo circa una ventina d’ore di gioco non riesco ancora a capire se le mie impressioni iniziali sono state confermate e promosse. Le prime 5 hanno composto un’esasperante attesa che qualcosa accadesse, qualcosa di impattante, d’effetto, ma nella realtà è stata una lotta contro un sistema di shooting molto precario e poco preciso, e sinceramente morire più volte a difficoltà normale perché a disposizione si ha soltanto una chiave inglese mi ha stimolato alquanto il sistema nervoso.Non so, forse sto solo invecchiando e mi aspetto che i videogiochi mi impressionino in modo differente, ma deciso a ingoiare il mio boccone amaro ho voluto proseguire e, come per i libri, un videogioco va portato a termine. E sì, vale la pena di continuare. Non solo perché mira e armamenti vari si sistemano grazie a un sistema di progressiva evoluzione del personaggio, classico di Bethesda Software, ma ti ritrovi a scoprirti immerso per ore dentro la stazione spaziale Talos I senza nemmeno ricordarti quale fosse la tua missione principale.Questa è una precisa scelta di Arkane Studios che ci spinge a sfruttare l’ambiente circostante in maniera metodica e maniacale, che in pochi titoli ho visto sfruttato in siffatta maniera. Creare un medikit o un potenziamento in modo “ artigianale” sfruttando oggetti e materiale raccolto non è così frequente, non oggi almeno.Ma partiamo dal principio. Prey non è un franchise nuovo di pacca, è uscito già oltre una decina d’anni fa e si è sempre vociferato di un seguito, al secolo Prey 2, mai approdato definitivamente. Il progetto che vi ritroverete tra le mani è tabula rasa col passato, una nuova partenza affidata alle sapiente mani di uno studio che ci ha regalato Dishonored 2, tanto per intenderci.Impersoniamo Morgan Yu, ci alziamo una bella mattina soleggiata in un appartamento a 15 anni da oggi. Tutto sembra incastonato in una quotidianità futuristica che costituisce la fantasia di molti di noi, fatta di intelligenze artificiali e tecnologia al nostro servizio. Ma Morgan scopre ben presto di aver vissuto in una finzione fino a quel momento, fatta di esperimenti e menzogne. Scopriamo di essere nella stazione Talos I e ci troviamo ben presto di fronte alla razza aliena Typhon, interessata alla tecnologia sviluppata all’interno della stazione chiamata Neuromod, e a loro volta presente su Talos I perché oggetto di ricerca da parte degli umani, la stessa in grado di potenziare molte delle facoltà del nostro Morgan: dal riuscire a guarire in tempi più brevi a scassinare, dal trasportare pesi abnormi a costruire e riparare.Abilità che però finiranno con il farci confondere la stessa natura umana con quella aliena, dove la modifica del proprio corpo e cervello (tematica più che mai attuale), coadiuvata dalla tecnologia, sembrano privare Morgan della sua umanità. In realtà il protagonista conosce molto della sua esistenza, ma continue amnesie non gli permettono di ricordare dove si trova e perché. L’intelligenza artificiale January cercherà di portare alla luce la verità per noi. Le prime ore mi sono risultate così soffocanti perché mi è parso di essere più dentro Dead Space e a un Survival Horror dell’altro mondo, piuttosto che dentro un FPS, circondato da forme aliene che avevano sembianze più simili a delle muffe nerissime, caratterizzate da movimenti incontrollabili.Il gioco propone una colonna sonora futuristica (qui su Spotify) e molto adatta ai momenti di tensione, di solitudine, di quel silenzio che accompagna tutto il corso dell’avventura all’interno di Talos I. Certo se poi volete correre un po’, c’è spazio anche per chi il titolo l’ha portato a completamento in meno di 20 minuti…[embed]https://youtu.be/rxfQwROXRwQ\[/embed\]In definitiva la prova di forza di questa software house dopo il recente acclamato Dishonored 2, è a dir poco magistrale.Riesce a portare sui nostri schermi un’avventura in prima persona, più che uno shooter. Benché il titolo offra un’ampia varietà di armi, non è affrontandolo come Doom che arriveremo alla soluzione. Non va meglio per chi intende utilizzare un approccio stealth, per avanzeremo come vorremmo (e non come il gioco vuole per noi).Prey ci impone di ragionare su come usare le risorse a nostra disposizione, come se vivessimo in una perpetua scena di McGyver proiettata a 60 anni di distanza nel futuro rispetto alla sua messa in onda. La commistione di tanti mezzi diversi presi ad ispirazione, quali romani e film tipici della fantascienza moderna, arricchiscono il titolo di citazioni più o meno colte e ricercate. E come spesso accade a produzioni di questo genere, vi consiglio di arrivare fino in fondo, senza spegnere il televisore quando si arriva ai titoli di coda, perché ne vale la pena.Prey mi ha portato a un bivio, incanalandomi in qualcosa da affrontare con velocità, in grado di prendermi immediatamente, quando sento di avere l’estrema necessità di riappropriarmi delle ore necessarie per scoprire ogni peculiarità nascosta, anche nel potere di poter utilizzare un alimento e produrre un kit per guarire il protagonista, combinando fili rotti e un macchinario specifico all’interno del titolo.Prey ha necessità di essere trattato con estrema calma, per poterlo gustare e apprezzare inogni sua sfaccettatura, come un libro da leggere sì tutto d’un fiato, ma del quale ricorderemo ogni singola parola.

INSIDE — La Recensione

La software house danese Playdead è nota ai più per il primo, e unico predecessore di INSIDE, gioco realizzato che risponde al nome di LIMBO. Specifico fin dall’inizio che LIMBO non mi appassionò ai tempi, tanto da abbandonarlo dopo poco, pertanto non sarà una recensione con paragoni e paralleli con il “fratello maggiore”.

INSIDE non ha una storia, non ha una trama, non ha dialoghi, non ha istruzioni e non ha testo. È un puzzle-platform game 2D, dove l’utilizzo delle inquadrature e di un level design magistrale ci fanno abbattere quella sensazione di soffocamento che spesso si ha giocando questo tipo di giochi. Falsa prospettiva al servizio del mezzo videoludico. Per questo lo si considera un 2.5DL’incipit è il ruzzolare di questo bambino ansimante giù per un piccolo burrone. In medias res, nel bel mezzo dell’accaduto, siamo proiettati in mondo distopico dove qualcosa di apparentemente brutto sta succedendo all’umanità, e ci sembra di giocare un ruolo importante all’interno della scacchiera del narrato.

Ciò che afferra e acchiappa in INSIDE sono le ambientazioni, lugubri, disegnate benissimo, dai colori grezzi e dai toni gravi. C’è qualcosa di greve e cupo a regnare sovrano, la pioggia battente, la soffocante e opprimente presenza di giochi di chiari scuri con i quali dovremo imparare a convivere per non essere scoperti e brutalmente eliminati.La morte in INSIDE è cinica e spietata. Un passo falso e la durezza di cani affamati, di sistemi di controllo pronti a spararci una carica di elettroshock, uomini crudeli con una rivoltella sempre sul punto di far fuoco, creature uscite fuori dagli incubi contorti degli sviluppatori.Si, descritto così sembra quasi più un horror che un platform. Ma questo è. INSIDE si riempie di piccole quest e logiche da risolvere senza un attimo di tranquillità, il procedere pertanto è dettato da quanto saremo abili ad evitare di morire.Non è un gioco semplice, ma non difficile. Richiede una buona dose di pensiero laterale, calma e santa pazienza. Perderla sarà normale, prendersi una pausa pure. Camminate, ripensate all’ambientazione circostante e quando troverete il giusto pattern per procedere direte a voi stessi: Come ho fatto a non pensarci prima!E non badate troppo al fatto di morire molteplici volte, ritentate e riprovate in santa pace. I sistemi di salvataggio sono qualcosa di magnificamente progettato. Qualcosa che ogni gioco oggigiorno dovrebbe avere, ovvero salvare costantemente in automatico il gioco in tutti i suoi progressi, facendoci riprendere esattamente dal secondo prima in cui siamo morti, ma cosa ancora più importante poter far accedere ad una timeline per poter giocare qualsiasi punto del gioco sbloccato in precedenza. Divino!

Un gioco della durata di non più di 2 ore, senza un dialogo e una trama, necessita di caratterizzazioni importanti. Le animazioni, la gestione ambientale, l’armonia e il caos sempre in costante antitesi, la fisica responsive nel controllare il nostro personaggio e la sua interazione con quanto lo circonda, rendono INSIDE uno dei giochi più emozionanti e impressionanti a cui abbia mai giocato. Playdead ci ha impiegato 6 anni a completare questo capolavoro di tecnica e sapiente utilizzo espressivo e interattivo del mezzo. E si vede. Il gioco non presenta mai un punto di bug, di glitch, di carenze di frame. Niente. Eccelle in tutto e lo fa con dovizia.Il punto di domanda rimane il messaggio finale, la trama e lo scopo del gioco. Sembra non esserci, nemmeno una volta raggiunta l’impressionante finale non-sense, ma vi ritroverete pad in mano con la bocca spalancata a provare a dare un significato a ciò che è appena accaduto.La ricerca di senso è concetto filosoficamente alto, qualcosa che ancora in troppo pochi hanno il coraggio di ammettere possa appartenere anche ai videogiochi.

INSIDE è qui per far ricredere tutti.

Quantum Break — La Recensione

Il tempo si è rotto.Il tempo si è rotto e sta per finire.Il tempo si è rotto e sta per finire. Solo Jack Joyce può sistemare le cose.Jack Joyce, appunto, il protagonista di Quantum Break resta suo malgrado invischiato in una storia non troppo trasparente che ha a che fare con suo fratello William, lo scienziato di casa.William rimasto all’università di Riverport, la loro città natale, per concentrare i suoi studi sulla manipolazione del tempo inizia a collaborare con l’amico comune del fratello, Paul Serene CEO della Monarch Solutions, un’azienda specializzata proprio in ricerche scientifiche riguardanti lo spazio/tempo. Ma una scoperta troppo sensazionale è stata fatta dai due, talmente potente da far cedere Jack alle insistenti email di Paul per farlo tornare a Riverport a vedere con i suoi occhi.La storia ha inizio, il punto 0. All’arrivo presso l’università Jack non crede ai propri occhi, una vera e propria macchina del tempo, suo fratello William aveva probabilmente appena fatto la scoperta del secolo. Tuttavia qualcosa non quadra, Paul e William stanno litigando, volano parole grosse e da qui Jack deve prendere il controllo della situazione, o meglio entriamo in gioco noi, perché sa che da lui dipenderà il futuro dell’intero universo.Accade infatti l’impensabile, un incidente al laboratorio causa un danno che ai più sembra irrisolvibile, il tempo si rompe, si frattura e avanza inesorabile verso la sua fine. Questo incidente però garantisce a Jack e Paul il potere di controllarne alcuni aspetti, facendosi largo tra le pieghe dello spazio possono trarre vantaggio nelle situazioni più complicate, ripararsi da proiettili, oppure avanzare quando tutto intorno a loro sembra un fermo immagine.La narrazione di Sam Lake, direttore creativo di Remedy Games, scorre placida e senza intoppi in questa prima fase, anzi ha la magia di catturarci verso lo schermo, approcciare i primi scontri a fuoco attraverso tutorial in grado di farci stare comodi nei panni di Jack Joyce, imparando poco a poco non solo a fare nostra un’arte di combattimento classica, ma anche a diventare maestri nel maneggiare i poteri acquisiti e potenziabili durante tutti i 5 atti del gioco.L’ombra di Max Payne è viva e vivida. Così come quella di Alan Wake. I due giochi creati proprio da Remedy Entertainment hanno continue “cross-reference” durante tutto il proseguimento del gioco, non solo per i bullet time tanto cari a Max, ma vi è tutto un repertorio di riferimenti verso Alan che questo video vi aiuterà a scoprire meglio:[embed]https://youtu.be/ZD6tw41ZHN0\[/embed\]Già realizzare un gameplay dove lo spazio in cui interagiamo diventa quasi metafisico, si spoglia della sua materialità (e vediamo poligoni volare a destra e a manca causando lo spostamento fisico degli oggetti e delle persone), è un’impresa ardua, molto ardua.Eppure a Remedy sembra riuscire benissimo, sebbene le ambientazioni non siano del tutto interattive, al di là dello spostamento di qualche sedia o cassa di legno, nel momento in cui ci troviamo all’interno di una stasi, ovvero quando il tempo si blocca senza danneggiare il nostro avanzamento, tutto appare alterato, incontrollato e caratterizzato da un effetto fast-back-forward che solo dopo un po’ si riesce a comprendere sino in fondo. Inoltre email, registrazioni video e audio, così come documenti ufficiali, sono importantissimi frammenti narrativi disponibili nelle ambientazioni. Tutto materiale, davvero molto molto curato, con cui si può interagire e che darà a chi ne avrà voglia, possibilità di approfondire la storia in tutti i suoi aspetti.Non solo, Quantum Break spezza la tradizione dei videogiochicon una time-line lineare non solo perché poggia la sua narrazione proprio su un’avventura riguardante il Tempo, ma lo fa perché riesce a spezzare i momenti giocati inserendo una serie TV all’interno del gioco.Al termine di ogni atto c’è -infatti- un episodio della durata di una ventina di minuti in grado di arricchire lo storytelling, ed è forse per questo motivo che tutti i principali protagonisti sono attori di prima fascia già visti in importanti produzioni cinematografiche o televisive: Jack Joyce aka Shawn Ashmore- Uomo Ghiaccio in X-Men — William Joyce aka Dominic Monaghan- Merry ne Il Signore degli Anelli o Charlie in Lost — Paul Serene aka Aidan Gillen- conosciuto come Dito Corto ne il Trono di Spade -.Parlando strettamente del gioco, possiamo catalogarlo immediatamente sotto l’etichetta degli sparatutto in terza persona. Telecamera e controlli rispondono molto bene all’appello, un po’ meno le ambientazioni alle quali dobbiamo fare affidamento per raggiungere i ripari.Dimenticate, suggerimento personale, di avere un riparo dietro il quale nascondervi o mettervi al sicuro per un tempo prolungato, l’AI della CPU è programmata in modo da stanarvi ovunque, e risulta quindi essere più vincente lo sfruttare i poteri a disposizione del personaggio:

  • bolle temporali protettive per respingere i proiettili,
  • uno spostamento molto rapido, chiamato schivata temporale, in grado di piegare lo spazio-tempo e colpire i nemici alle spalle, attivando un bullet-time simile a quello già visto in Max Payne,
  • una bolla energetica in grado di congelare i nemici nel momento in cui ci stanno sparando.

Tutte abilità potenziabili allo scorrere dei 5 atti. Ma non saranno l’unica cosa “ modificabile”, per così dire.L’alta rigiocabilità del titolo sta nel modificare anche decisioni chiave all’interno della trama, ci viene chiesto più volte di decidere di imboccare un sentiero narrativo rispetto a un altro. Tale decisione si ripercuote inevitabilmente sulle conseguenze delle quali saremo protagonisti.[embed]https://youtu.be/FxouQDOyz10\[/embed\]Per non rovinare troppo l’intrigante e fitta trama in grado di condurvi senza fiato verso la fine del gioco, ciò che possiamo dirvi è che la Monarch, l’azienda di Paul Serene, ha compreso molto bene l’assioma “il Tempo è potere” e poterlo controllare può farla diventare un’importante risorsa per cambiare il destino dell’umanità.Paul questo lo sa, ha compreso però un’altra importantissima lezione fin da subito, cosa che invece Jack stenta ancora a fare sua, ovvero ciò che è già accaduto non può essere modificato, qualsiasi sforzo si faccia per tornare indietro nel tempo le tracce del destino sono comunque segnate in qualche modo. I due saranno legati a doppio filo fino alla fine, alla costante ricerca di una soluzione per porre rimedio a quanto accaduto all’università, ognuno con il suo modo di voler risolvere la faccenda.Quantum Break è un esperimento. Va in due direzioni precise, quella di voler smontare il videogioco così come oggi lo conosciamo e provare a contaminarlo con altre forme di narrazioneper aumentarne l’interattività nonché l’interesse, l’altra è voler provare a trasformare a livello stilistico gli spara-tutto. Se nel primo caso l’operazione pare essere ampiamente riuscita con una strada tracciata verso la crasi con le serie televisive, nel secondo il tentativo non sembra essere andato completamente a buon fine. Imbracciare un’arma da fuoco in Quantum Break non fa certo rimpiangere vecchi third-person shooter, le dinamiche non sono sembrate innovative e aggiungere un set di super poteri non ha apportato quell’avanzamento forse sperato e ricercato.Tuttavia, Quantum Break resta al momento un titolo da fissare con la puntina sulla lavagna dei giochi di questa generazioneda non perdere per nessun motivo, perché qui c’è la voglia di far vedere al mondo qualcosa di nuovo e mai visto, un esperimento riuscito, e questo non è certo il nostro pesce d’aprile;-)

Hitman (PS4)

Credo di aver stressato la redazione per differenti mesi di seguito, da quando per la prima volta Hitman fu annunciato, per averlo tutto per me. Una recensione morbosa, così come l’attesa.Ammetto di aver storto un po’ il naso quando Square Enix decise di non voler più pubblicare il gioco per intero, ma piuttosto rilasciare degli episodi mensili, quasi si trattasse di una serie televisiva. Ma più il tempo passava, più mi rendevo conto che la scelta non era da considerarsi così malvagia.Hitman è uno di quei franchise videoludici ad aver subìto forse il più alto tasso di trasposizioni cinematografiche, del resto il protagonista -l’Agente 47- ha sempre scimmiottato i ben più noti 007 britannici, con il suo perfetto smoking e le intenzioni da sicario affidabile, preciso e silenzioso. Nonostante si possa dubitare della qualità delle pellicole, il plot di Hitman ha sempre retto l’urto ed è sempre stato in grado di fornire filoni di ispirazione anche a distanza di oltre 16 anni dalla primissima uscita su PC datata 2000, cifra tonda.Con il rampante successo delle serie televisive, non è poi una bestialità provare a proporre una pubblicazione scaglionata (molto simile a The Walking Dead di Telltale Games, ndr) in grado di allungare la vita del titolo e allo stesso tempo mantenere viva l’attenzione sul prodotto principale.

Tutorial eParigi

La storia sembra partire dagli albori, ovvero dal primissimo reclutamento dell’agente 47 in uno stato di momentanea amnesia. Non si capisce molto bene se stia cercando di recuperare le sue abilità di un passato recentemente cancellato, o se semplicemente siamo davvero alle prime armi. Ad ogni modo, ci ritroviamo affidati all’aiutante Diana Burnwood, colei che ha intravisto il noi il gene dell’assassino e nostra prima sostenitrice all’interno dell’International Contract Agency, o ICA, l’organizzazione di cui tutti gli “agenti” fanno parte.Questo primissimo rilascio da parte di Square Enix ha un costo di 15 euro e ci permette di affrontare sostanzialmente tre missioni. Le prime due (di tutorial) sono propedeutiche e servono al nostro addestramento, ci avvicinano al mondo sandbox di Hitman spiegandoci nel dettaglio ciò che possiamo fare: tutto.Il vero punto di svolta di questo titolo, benché sia soltanto agli albori e verrà determinato da tutti i rilasci da qui al 2017, sta nel permetterci di affrontare ogni livello con un’ampia scelta di opzioni, pur di portare a termine la missione affidataci. L’obiettivo ultimo resta sempre lo stesso, ovvero quello di eliminare il bersaglio assegnato, ma ci viene data totale carta bianca sul modo di affrontarlo, quel compito.Ci troviamo così proiettati dentro una festa privata su uno yacht in procinto di essere inaugurato, dobbiamo togliere di mezzo il magnate di turno, e qui entrano in gioco il ventaglio di possibilità all’interno del quale possiamo muoverci. Travestirci da poliziotto, fingerci membri della sicurezza personale, personale del bar o dello yacht stesso, così come la dotazione armi e oggetti utili a farci prendere una strada più stealth piuttosto che quella più splatter, in base al nostro gusto personale.Ed è per questo che consiglio caldamente di non scoraggiarsi se non si riesce a completare il livello fin da subito, il bello è proprio questo, prendersi il giusto tempo per gustare ed apprendere le meccaniche attraverso le quali l’agente 47 potrà raggiungere la sua vittima, è questo ciò che fa di Hitman un videogioco con un altissimo tasso di rigiocabilità. L’improvvisazione è d’obbligo.Nel secondo livello del tutorial ci troveremo all’interno di un hangar russo, stesso obiettivo finale richiesto, ma interazioni differenti e totalmente nuove. L’interfaccia grafica di default abilita moltissimi suggerimenti in grado di indicarci la molteplicità di azioni da poter intraprendere e alle quali poter fare riferimento per terminare il bersaglio.Di rado vi troverete, dopo che lo avrete provato a fare per puro divertimento, ad affrontare i vostri nemici con fucile a pompa spianato. Troppi sono i nemici e il tasso di fallimento della missione, che diventerà così elevatissimo. Si imparerà piuttosto a fare delle ambientazionicome casse, armadi, toilette, frigoriferi etc. le nostre migliori amiche, per nasconderci dagli stati di allerta, permettendoci inoltre di non perdere mai di vista la mappa, che ci indicherà da chi star lontano perché troppo sospettoso.Da questo punto di vista mi è sembrato di vedere un blando tentativo di mescolare alcune caratteristiche di base di Metal Gear Solid e Splinter Cell, ovviamente con una caratura molto meno frustrante rispetto ai primi due.Il livello vero e proprio, punto focale di questo primo episodio, ci catapulta a Parigi, all’interno di una “ mansion” di una leader della moda in occasione di una sfilata molto importante, con fastoso party a latere. Il fine ultimo è quello di uccidere i due coniugi proprietari della casa di moda, azienda di facciata per coprire affari ben più loschi e sporchi.Impressiona fin da subito come il motore grafico sia in grado di gestire una moltitudine di persone tutte insieme, ognuna animata differentemente e con la gran parte dotate di dialoghi ad hoc. Anche qui come nelle due missioni tutorial è possibile travestirsi da modello della sfilata o da addetto alla sicurezza, sfruttando ancora una volta le tante situazioni grazie alle quali potremo raggiungere il risultato desiderato, senza necessariamente dover tirar fuori un’arma. Un esempio? Avete provato a piazzare una carica esplosiva all’interno della videocamera che intervisterà uno dei due magnati? No, beh, potreste sempre decidere di far cadere un’impalcatura sulla testa, il risultato è assicurato.Ricominciare da capo e giocare più volte il livello non diventa così frustrante, anzi si trasforma in una ricerca dell’alternativa più interessante per eliminare il target finale.Oltre alla missione principale però, la mappa si popolerà di alcuni cosiddetti “ Contratti”, missioni secondarie che ci forniranno nuove vittime, missioni diverse rispetto a quella primaria certo, all’interno di una situazione costruita ad hoc e con un’arma ben specifica. Difficoltà ulteriore è rappresentata dal dover nascondere la salma entro un tempo limite, cercando di fuggire più in fretta possibile per far perdere le nostre tracce. Ancora più interessanti i “ Contratti” personalizzati dove saremo noi a decidere chi sarà la nostra prossima, probabilmente innocente, vittima.Quest’insolita modalità di pubblicazione limita l’esperienza a sole 3 ore nel caso si volesse affrontare il gioco come qualsiasi altro, tuttavia come ribadito più volte Hitman è un titolo da giocare e rigiocare più volte, perché sebbene l’obiettivo finale rimanga invariato, il modo per riuscire a raggiungerlo cambia ogni volta grazie all’interazione con l’ambiente e con gli oggetti, ma soprattutto grazie alla nostra fantasia.Ho notato qualche calo di frame-rate in fase di corsa nelle stanze maggiormente affollate, così come qualche animazione un po’ troppo ruvida (secondo me) e personaggi molto simili tra di loro. Positive invece le impressioni riguardo le ambientazioni e il motore grafico, in grado di svolgere un lavoro egregio sia sui giochi di luce che la gestione contemporanea dei molti elementi presenti sullo schermo.Nonostante una trama pressoché assente, mi chiedo se ce ne sia davvero bisogno, Hitman resta una valida alternativa a tutto quello che c’è oggi in commercio, soddisfacendo il vuoto di “stealth” lasciato da Metal Gear Solid, e aggiungendo un pizzico di temerarietà in grado di accontentare i fan più incalliti di James Bond.Considerato il prezzo, merita decisamente un’occhiata più approfondita. Restiamo in attesa dei prossimi capitoli.

Halo 5: Guardians — La Recensione

Finalmente ci siamo. Il gran giorno è arrivato e da domani Halo 5 sarà disponibile sul mercato, esclusiva Xbox One. Una scelta precisa quella di 343 Industries: mostrare i muscoli di Xbox One lasciando perdere la passata generazione di console Microsoft.Ho completato la modalità campagna a difficoltà normale in poco meno di 5 ore e ho gustato il titolo lasciandomi trasportare da una trama importante, i cui intrecci hanno necessariamente bisogno di una seconda ripassata con le modalità Eroica e Leggendaria.Non fatevi ingannare da un periodo forse troppo breve per un titolo del genere, ogni missione lascia spazio a molte altre attività da compiere come recuperare dei file audio e i classici teschi. Quindi, se calcolate anche le altre difficoltà e la possibilità di ri-giocarla in co-op, la campagna guadagna un tasso di rigiocabilità molto molto alto.Ricominciare. Questa è stata la mia parola chiave prima di scaricare il titolo sulla mia console. Ricominciare a rientrare nell’ottica del mondo Halo è stato più complesso del previsto dopo un anno di Destiny come FPS di riferimento. Tuttavia la dieta che durava dal 2012 è stata, come certamente saprete, sapientemente interrotta l’anno scorso con l’uscita della mastodontica edizione di tutti e 4 i precedenti capitoli nella Master Chief Collection.Devo ammettere che ricordavo poco la trama di Halo 4, ma con l’avanzare in questo secondo capitolo della nuova trilogia tutto tornava alla mente.La natura di Halo 5 è duplice, dal momento in cui si vive e respira per tutta la durata della campagna la dualità tra Locke e John-117aka Master Chief. Locke, incontrato già come attore in carne ed ossa nella web series Nightfall (e visibile sull’App Halo Channel, nda). I due Spartan, capitani rispettivamente della squadra Osiris e Blue Team, agiscono per il bene dell’umanità, ma al contrario di Master Chief, che ha in testa solo il ritrovamento di Cortana, Locke sa che deve raggiungere il suo rivale prima che tutto degeneri.Non preoccupatevi troppo se la trama sembrerà confusa e con pochi punti chiari, sul finale (che non posso ovviamente raccontarvi per ragioni di embargo) tutto sarà più nitido, alcune scelte fatte in chiusura di Halo 4 saranno decisamente più chiare e si spiegherà parte del motivo per cui Cortana si è allontanata da John.Come per gli altri 4 capitoli della saga, le ambientazioni e gli scenari tendono a uno spettacolo più cinematografico che videoludico, in alcune di esse sembra di trovarsi coinvolti in uno dei capolavori di Rare, estremamente colorati e quasi artistici. Gli intramezzi video saranno tanti, ma necessariocollante per comprendere le azioni da compiere poi in fase di gioco.Una guida sull’obiettivo della missione sarà sempre disponibile premendo freccia giù sul D-Pad, a guidare lo scopo finale delle due squadre di cui prenderemo il comando man mano.Devo ammettere che ho avuto una sensazione di estraniamento dai precedenti capitoli. Difficilissimo da spiegarlo scrivendo la recensione, ma è come se stessi ascoltando uno degli ultimi album dei Linkin Park cercando di paragonarlo con il primo. La ruvidezza e la volontà di mantenere spartani alcuni elementi di gioco delle prime edizioni di Halo hanno lasciato il posto ad un’evoluzione elettronica e quasi cyberpunk.

Insomma, quando mai si sono visti mega robottoniin stile Transformers in Halo? Siamo troppo abituati a degli alieni in stile Alien, e perdonate il gioco di parole.

Lascio a voi il giudizio su questo cambio stilistico, apportato principalmente su alcune tipologie di nemici, e forse elemento caratterizzante e differenziante dei prometeici.Come dicevo, nel momento in cui saremo al comando della squadra Blue seguiremo l’ossessione di Master Chief per riuscire a comprendere dove Cortana sia finita, ma soprattutto come si sia evoluta in tutto questo tempo. Locke invece si dovrà occupare di fermare John-117, inseguirlo ed evitare di permettergli di raggiungere Cortana, spaventato dal fatto che Master Chief possa agire più per lei che per il bene dell’universo.[embed]https://youtu.be/57AD5inbKAs\[/embed\]343 Industries ha lavorato molto bene nella realizzazione dei dialoghi e cut-scene per permettere a noi di godere dalle tante sfumature dei due protagonisti, cosa purtroppo poco vera per i momenti di gioco dove, se non per alcuni accorgimenti come la dotazione delle armi iniziale, si fatica a comprendere chi dei due stiamo impersonificando. Sarebbe stato bello dotare uno dei due di qualche particolare abilità in modo da sapere sempre chi si trovi sotto il nostro controllo. Ciò non pregiudica la giocabilità, ovvio, ma avrebbe garantito un’immersione maggiore nel cercare di raggiungere il finale che il titolo riserva. Quest’ultimo quanto mai incerto e con ampi rimandi a tutta la trama della saga.La rapiditàesplorata e apprezzata durante il mio test della Betaqualche mese fa è rimasta intatta in quasi tutte le fasi di gioco, mentre in altre ho sofferto l’impossibilità di fuggire da nemici molto più rapidi di me, ma vi accorgete presto di chi sto parlando. Protettoreanyone?Il jet-packfa bene il suo dovere, soprattutto in fase di planata e nel momento in cui dobbiamo atterrare in un luogo pieno di nemici e vogliamo un po’ di tranquillità.

Novità

Squadra

La più grande novità introdotta in Halo 5 è quella di affrontare tutta la modalità campagna a capo di micro squadre di quattro componenti. A noi ovviamente verrà lasciato il compito di impersonare Master Chief o Locke a seconda delle missioni, ma grazie al D-pad potremo impartire comandi ai restanti 3, come spostarsi in una particolare zona o affrontare un certo nemico, azioni che sono entrambe a portata di pollice.Non ho particolarmente apprezzato l’assenza di divisione del team per obiettivi differentiall’interno della mappa. Se decidiamo di concentrare le forze di alcuni su un nemico differente da quello impartito, non sarà possibile procedere a meno di spostare tutta la squadra su un altro scontro.InHalo 5 si muore pochissimo, si tratta piuttosto di una morte apparente. 343 Industries introduce la possibilità di ricevere cure dai restanti componenti della squadranel momento in cui gli scudi della nostra armatura non saranno più in grado di ricevere proiettili avversari.Un altro elemento visto di recente in Destiny in modo da evitare un respawn da un check-point molto lontano temporalmente dal punto in cui siamo morti, ma che permetterà di proseguire la storia praticamente da subito, sarà infatti sufficiente premere il pulsante X per richiamare l’attenzione dei compagni e ricevere le opportune cure. Lo stesso si potrà fare nel caso in cui saranno loro a soccombere sotto le armi nemiche.

Cani

Onestamente mi chiedo come mai la presenza canina si sia affacciata così massicciamente nei videogiochi negli ultimi tempi, forse una mera carenza d’affetto di alcuni sceneggiatori/programmatori, tuttavia anche Halo 5 ha visto il loro arrivo.Ci vengono gettati addosso dai prometeici praticamente fin da subito, e non so per quale motivo mi hanno ricordato moltissimo la veemenza vista nel primo Resident Evil ormai nel lontanissimo 1996.Sono piuttosto facili da abbattere, occhio a non avere sempre l’arma con il mirino piantato, vi si posizioneranno alle caviglie senza neanche che ve ne accorgiate.

Spartan Companies

Non a tutti piacciono i clan, magari non si instaura un buon rapporto con i compagni di squadra perché qualcuno ha qualità superiori o inferiori alle nostre, oppure semplicemente perché si ha necessità di una caratteristica particolare per affrontare un combattimento.343 Industries introduce le Spartan Companies. Navigando sul sito di Halo si avrà la possibilità di accedere a dei gruppi già creati, o crearne uno ad-hoc verificandone le caratteristiche di accesso basate sulla bravura nel gioco, ed entrarne così a farne parte e uscirne subito dopo, se lo ritenete opportuno.Un modo differente di pensare i team di gioco, dando la possibilità così di conoscere in modo più frequente nuove persone dedite al mastodontico mondo di Halo.

Warzone

Sembra essere la modalità multiplayer più interessante, nonché una novità assoluta per i giochi FPS del 2015. Oltre alla classicissima Arena in cui sono presenti le modalità viste già nei precedenti Halo (Re della Collina, Cattura la Bandiera etc.), in questa nuova versione del gioco online non solo si viene divisi in squadre con la logica del rossi vs blu, ma vengono aggiunti alle arene anche i nemici che avrete imparato a conoscere durante la campagna in singolo o co-op.Infatti, per fare punti e rubarne alla squadra avversaria risulterà fondamentale uccidere non solo gli umani della squadra avversaria, ma anche le IA già viste in pve, aggiungendo così un elemento di maggior competizione per una modalità ormai tra le più classiche. 25 punti, i più alti riscattabili con una singola uccisione, si realizzano terminando uno dei boss disponibili nella mappa, facilmente individuabili grazie alla classica riga bianca di energia sopra la loro testa nel momento stesso in cui si inizia a sparare.Più uccisioni si totalizzano, più armi e veicoli si avranno a disposizione durante il respawn. Sarà quindi possibile rinascere a bordo di un Ghost o Banshees, Warthogs, Phantoms e iniziare a volare liberamente così da investire in pieno gli avversari. Oppure si avrà la fortuna di pilotare il nuovissimo robottone Mantis, avendo la sensazione di essere un po’ dentro Titanfall.24 giocatori nella stessa mappa oltre ai nemici controllati dall’AI è tanta, tantissima roba. Nessun rallentamento quando l’ho provato pur avendo una misera 7 Mega casalinga. Bravissimi!Credo sia la modalità che garantirà a Halo 5 il successo online di questa stagione videoludica che sta per aprirsi e si concluderà l’anno prossimo di questi tempi, in cui probabilmente vi staremo parlando di cosa Destiny porterà di nuovo sulle nostre console.

Forge

In quella che 343 Industries descrive come la più grande Forgia mai vista, Halo 5: Guardians permette ai suoi giocatori di tornare a utilizzare il mitico editor mappe, che vi permetterà di realizzare quello che passa per la vostra testa e sperimentarlo nel multiplayer. Tuttavia l’editor non sarà disponibile prima di dicembre, ma con oltre 1600 elementi di editing e nuovi controlli credo che l’attesa sarà ben ripagata.La parte online vedrà l’arrivo di 20 mappe giocabili a partire da domani, e si arricchirà di ulteriori 15 DLC gratuiti da qui a giugno 2016, con dei lanci scaglionati. L’unica speranza è quella che non si verifichino gli stessi problemi che hanno afflitto la Master Chief Collection; ancora ricordo i tempi di attesa biblici per giocare online, troppe settimane dopo l’uscita del titolo a causa di problemi tecnici.

Conclusione

Halo 5 tratta il tema del viaggio, sicuramente troppo breve rispetto alle aspettative. La presa di coscienza di entrambe le squadre che andremo a controllare, ci farà accorgere (al finire di tutto) di aver compiuto un iter tra chi cercava risposte e chi inseguiva questi ultimi. Un viaggio che ancora una volta vi farà amare alla follia la saga, oppure vi allontanerà drasticamente da essa.Tuttavia mancano ancora troppe risposte all’appello per sapere come tutto andrà a finire. Ve ne accorgerete non appena poggerete il vostro pad. È il gioco del momento per Xbox One insieme a Forza Motorsport 6, ma per capire davvero ciò che si sta affrontando reputo imprescindibile il giocare ai precedenti capitoli, altrimenti si capirà ben poco della campagna singola. Se invece siete alla ricerca di un gioco godibile solo in multiplayer, non troverete nulla di meglio.

The Order: 1886

Quando ci si appresta ad analizzare una nuova proprietà intellettuale bisogna farlo con un giudizio caratterizzato dal più ampio respiro possibile. Vuol dire semplicemente che il debutto su PS4 degli sviluppatori “Ready at Dawn” necessita di essere trattato con i medesimi crismi di un rookie NBA. Evitate di prestare troppa attenzione alla durata dell’esperienza, evitate di tirare le somme troppo velocemente. Piuttosto provate a considerare The Order: 1886 come il primo passo verso un mastodontico racconto di un contesto di una Londra vittoriana diventata leggendaria nella memoria dei più “soltanto” per un anonimo Jack abile a squartare prostitute.Se per le altre esclusive Playstation delle quali ho scritto, vedasi The Last of Us, Journey e Heavy Rain, ho sempre avuto la sensazione di essere nell’estrema coniugazione possibile tra cinematografia e videogiochi, con The Order: 1886 ne ho avuta una diversa, forse meno coinvolgente dal punto di vista emozionale, ma è parsa chiara sin dall’inizio un’irrefrenabile associazione con la produzione letteraria del medesimo periodo storico. E come un libro di Mary Shelley o Dickens fatto di atmosfere scure, fumose e a volte fin troppo superficiali, questo gioco fa volutamente delle profondità altalenanti la sua principale caratteristica.Benché siano richieste sette ore scarse per incrociare i titoli di coda, il mondo in cui si viene catapultati è uno sprizzare di dettagli da far venire i brividi a qualsiasi produzione hollywoodiana. Ambientazione, luci, oggetti, arredamenti, così come vesti ed espressività dei volti collimano in una minuziosa esplosione descrittiva possibile soltanto durante la fruizione di un libro. Tuttavia, mi ha personalmente mi ha lasciato perplesso l’interazione tra gli stessi elementi.Durante il discorso ludico si viene trascinati verso un filo narrativo pre-confezionato, interagire con l’ambiente è pressoché impossibile così come gli stessi dialoghi. Tutto deve avvenire come stabilito dagli sviluppatori. Non è un free roaming, sebbene i nostri occhi bramino la rincorsa verso l’ignoto, ci viene chiesto di frenare le nostre pulsioni esplorative e di ascoltare. Il volere degli storyteller di Ready at Dawn, ma anche l’ottima colonna sonora quasi da Grammy.[embed]https://youtu.be/3moOI-ftPLI\[/embed\]Ascoltare una storia perduta quasi all’alba della civiltà, iniziata con la fondazione dell’Ordine dei cavalieri risalente ai tempi di Re Artù. Un ordine preposto alla difesa della città di Londra, ancora capitale del mondo moderno, dalla minaccia dei mezzo-sangue mostri metà uomini metà mannari. Come se non bastasse l’Ordine, la cui resistenza è preservata attraverso i secoli grazie alla Linfa Nera in grado di curare qualsiasi ferita e prolungare quasi all’infinito la vita dei cavalieri, si trova ad affrontare i primi dissidi interni fatti di corruzione e conquista di nuovi poteri.Vivremo un’epoca re-immaginata da una tecnologia ancora visionaria per quel tempo, ma utile agli scopi del nostro protagonista cavalier Galahad. Addirittura aiutato dalle prime invenzioni di un giovane Nicola Tesla. Questa astuzia narrativa consente al nostro personaggio immerso in uno shooter in terza persona di imbracciare armi dalle potenzialità difficilmente viste sin ora dentro un gioco per console, pur mantenendo quasi fedelmente quanto la “ferraglia” di fine ottocento potesse mettere a disposizione.Ed è così che sotto un cielo sempre più scuro a causa dei primi effetti dell’inquinamento all’alba causati dall’industrializzazione, siamo chiamati ad assistere ad un mix stilistico con pochi eguali nella libreria videoludica passata. I frammenti narrativi caratterizzati da filmati video, lasciano spazio in egual misura ai momenti d’azione. Quest’ultimi non vi impegneranno come ci si potrebbe aspettare, gli scontri con i vari nemici sono macchinosi, spesso ripetitivi, ma ben contro bilanciati dalla tipologia di confronto: quick-time event, stealth, scontri a fuoco, sniper.[embed]https://youtu.be/8hxz8IWWzt8\[/embed\]Per questo motivo è così complesso classificare e categorizzare The Order: 1886 sotto un’etichetta prestabilita. Il gioco fa della narrazione un intreccio di dubbi e intrighi in cui il nostro intervento non è atto ad orientare un fil rouge già tracciato, ma piuttosto risolutore, lasciando presagire così un’inevitabile seguito utile a comprendere meglio certi accadimenti volutamente non esplicitati.The Order: 1886 è un’opera d’arte. Un’opera prima. E proprio come quelle espressioni artistiche troppo complesse e allo stesso tempo spartane di difficile comprensione, il gioco prosegue senza sosta attraverso un filo sottile ove ai lati si rischia di scadere nell’eccessive lodi e dall’altra nella denigrazione assoluta.The Order: 1886 è come una donna, forse è questo il paragone migliore, ove nella sua complessa semplicità risulta difficile da comprendere per cui non resta nient’altro che amarla.

The Last of Us Remastered

Sia lo si faccia per lavoro, sia per passione, riuscire a portare a termine un videogioco per poterne scrivere una recensione è un’operazione complicata.I siti di news sul tema, così anche Fuorigio.co, vi offrono un panorama più completo possibile, ma difficilmente chi sta scrivendo è mai riuscito ad arrivare alla schermata finale se non molto tempo dopo dall’uscita dell’articolo. Mano sul fuoco, io compreso.Tuttavia, questa volta ho voluto aspettare. Un’attesa necessaria. Sì, perché The Last of Us, e ancor più nella sua edizione Remastered per PS4, entrerà di diritto tra la schiera di quei videogiochi da prendere in considerazione nell’argomentare la loro vicinanza alle opere d’arte.Come ad esempio Journey, vicina ad un quadro, oppure Heavy Rain molto affine ad un girato cinematografico. Ecco mi è allora impossibile raccontarvi di The Last of Us Remastered se non iniziando col dirvi di immaginarvi una perfetta amalgama tra un romanzo thriller, un film d’azione e una serie tv drammatica.

The Last of Us Remastered è un testamento di come lo storytelling affondi le proprie radici nel nostro ancestrale bisogno di immergerci in una storia. Certo, è un survival horror ed è probabilmente la definizione più giusta se fossi costretto ad incasellarlo in un perimetro omogeneo. Tuttavia è molto di più.Un racconto emozionante, da vivere e da gustare come meglio crediate. Sta a voi decidere come affrontare le 15 ore di gioco (in media) che vi si presentano davanti: come un unico lungo film, oppure una serie a puntate. Ho optato per la seconda, magari arrugginendomi un po’ con i comandi, ma addentrandomi ad ogni sessione in un contento difficile da abbandonare.Il tema di fondo è quello che va per la maggiore da qualche anno a questa parte. Un virus letale ha ridotto la popolazione umana in poche centinaia di migliaia di unità, costretta a convivere con chi si è “trasformato” in Runner o Clicker a seguito del contagio.Joel sopravvive. Joel combatte ogni giorno la propria battaglia dopo aver perso tutto. Iniziando dalla propria famiglia. Imbattendosi dapprima ne Le Luci, un gruppo organizzato para-militare il cui unico scopo è quello di provare a trovare una cura a questo fungo misterioso e successivamente in Ellie, una ragazzina di 14 anni che lo accompagnerà in questo viaggio verso la speranza di un mondo risanato.Come sapete abbiamo già recensito The Last of Us. E qui vorrei parlarvi di cosa troverete in questa versione aggiornata.Si perché The Last of Us Remastered è un gioco, come suggerisce il nome, rimasterizzato. E’ il perfezionamento di un’opera già perfetta su Playstation 3 e migliorata per diventare un ulteriore capolavoro su Playstation 4 evitando di sfigurare con qualsiasi altro titolo nato e pensato per le console di nuova generazione.Le differenze con il fratello maggiore, risiedono soprattutto nel comparto grafico. Gli sviluppatori Naughty Dog, gli stessi della serie Uncharted, hanno lavorato per oltre sei mesi per garantire nel 95% del gioco una solidità di 60 frame al secondo, introdotto la modalità Photo Mode (con cui è possibile fare degli scatti fantastici del gioco), 1080p di risoluzione, definizione texture di quattro volte superiori rispetto a Ps3.

Non finisce qui, troverete già disponibile l’espansione single player “Left Behind” che percorre il percorso di maturazione di Ellie, le 8 mappe di “Terrori Abbandonati” incluse nel DLC, così come la modalità Realismo. Una modalità molto ostica, come suggerisce il nome, dove non vedremo i colpi a disposizione ne l’arma selezionata e dei nemici davvero ostici. Insomma, gli amanti della strategia e dell’attesa sono stati ulteriormente accontentati. Interessante l’utilizzo dello speaker integrato nel DualShock 4, sfruttato per gli effetti di accensione/spegnimento della torcia, così come per l’ascolto dei diari audio trovati da Joel durante la sua avventura.Non male, anche se il lavoro non è stato mastodontico, fortuna maturata grazie al fatto che già The Last of Us fu pensato come un titolo cross-gen, in grado di sfruttare quanto di meglio la passata generazione di console avesse da offrirci.

Benché Paolo vi abbia già condiviso tutto quello ci fosse da dire sul gioco originale, non mi resta che concludere con una mia personalissima disanima su cosa è stato per me questo titolo e di quali significati si carica.Questo gioco ti arriva come un pugno nello stomaco. È capace di frustrarti nelle fasi di azione ed emozionarti come poche altre produzioni multimediali sono in grado di fare nelle cut-scenes degne di Hollywood. Riesce nell’arduo compito di amalgamare al suo interno le migliori caratteristiche fondanti della nostra cultura: l’attrazione di una trama da romanzo, un’eccezionale colonna sonora a firma Gustavo Santaolalla in grado di sottolineare con forza i momenti toccanti così come quelli ad alta tensione, panorami e ambientazioni da fotografia mozzafiato e dialoghi mai banali (doppiati perfettamente da attori veri).Sotto l’aspetto ludico non c’è nulla di rivoluzionario lo ammetto, anzi, difficilmente interagiremo con tutto ciò che ci circonda, ma una grande regia e storytelling sono in grado di indirizzare l’esperienza sui binari dell’empatia e introspezione impossibili da assecondare, ma soprattutto da abbandonare se non ai titoli di coda.L’acquisto di Playstation 4 vale la pena anche solo per questo gioco al momento, anche se avete già apprezzato la prima versione sulla console precedente. Un consiglio veramente spassionato, non lasciatevi scappare, a detta di molti, uno dei più importanti capolavori videoludici di tutti i tempi.

Written by Andrea Contino since 2009